Nepal, nuova democrazia
Dopo decine di anni di guerra civile, il piccolo stato del Nepal si è recato al voto per eleggere i rappresentanti di questa nuova democrazia. La guerra ha contrapposto la parte monarchica (parlamentare) a quella maoista, in netta minoranza ma possidente di parte dell’est del paese.
Dopo anni di stallo, nel 2001 il re e la sua famiglia vennero uccisi in modo oscuro. Si installò sul trono il fratello, Gyanendra, da molti considerato coinvolto nella strage, e il Nepal venne sommerso dal caos. I maoisti lanciarono un’offensiva, venne proclamato lo stato d’emergenza. Nel 2002 lo stato non venne rinnovato, il Parlamento si sciolse e dovettero essere convocate nuove elezioni. La guerra continuò a più riprese fino all’estate del 2004, in cui i maoisti circondarono la capitale , Kathmandu. Il re nel 2005 proclamò nuovamente lo stato d’emergenza, stringendo la chinghia sulla popolazione e assumendo di fatto tutti i poteri. In seguito alle pressioni della comunità internazionale -il Nepal non possiede grandi ricchezze economiche appunto- indussero il re a revocare lo stato d’emergenza.
La guerra continuò fino al 2006, in cui il re fu costretto a ripristinare il Parlamento; partirono le trattative con la guerriglia per un cessate il fuoco e per la pace. Fu firmato un accordo per un governo di transizione con la partecipazione di membri della guerriglia. A più riprese, l’accordo è rispettato e violato. Infine, i maoisti decidono di lasciare il potere finché non sia abolita la monarchia. Cosa che poi è stata fatta. La monarchia è caduta, i maoisti sono entrati in Parlamente, seppur come minoranza. Ora agli elettori nepalesi la parola.
Intervistato dal New York Times, il leader dei maoisti, Prachanda, afferma che comunque andranno le elezioni, rispetteranno il patto che hanno fatto col popolo e con l’assembla costituente. Probabilmente saranno una forte minoranza. Il pre-elezioni è stato violento, molti seggi sono stati distrutti e ci sono state due vittime. I monarchici hanno sollevato grandi proteste, ma non solo loro. Tuttavia, gli osservatori internazionali constatano la regolarità delle votazioni.
Il Nepal ha anche altri problemi: il Paese è piccolo ma pieno di minoranze che ora cercano un riconoscimento. Un esempio viene dagli automisti madhesi, i quali una volta che si è creato un ambiente stabile, hanno paralizzato la società con uno sciopero di due settimane, ora risolto, che aveva minato il processo elettorale.
Lo sciopero era stato indetto da tre gruppi rappresentanti l’etnia madhese dominante nelle valli meridionali del Nepal (Terai) che chiedeva una maggiore autonomia regionale e una maggiore rappresentanza politica. C’è chi però rimane scettico: Kunda Dixit, redattore del ‘Nepali Times’, ha affermato che “l’acordo con i gruppi civili moderati risolve solo metà del problema, l’altra metà è cosa fare con i gruppi militanti”.
Non c’è ancora nessun commento.
Lascia un commento
-
Archivi
- Luglio 2009 (3)
- Giugno 2009 (26)
- Maggio 2009 (15)
- Aprile 2009 (6)
- Febbraio 2009 (11)
- Gennaio 2009 (18)
- Dicembre 2008 (11)
- Novembre 2008 (4)
- Ottobre 2008 (13)
- Settembre 2008 (6)
- Aprile 2008 (9)
- Marzo 2008 (2)
-
Categorie
-
RSS
Ingressi RSS
Commenti RSS