Padroni ricchi e poveri studenti. Una lotta impari.
Da cosa possiamo conoscere la condizione di uno studente? Dall’affitto che paga. O meglio, molte volte, che “non paga”.
In primavera a Bologna i giovani inquilini tirano le somme della convivenza con altre persone e delle case in cui vivono, e scelgono se rimanere dove sono oppure, in estate o in autunno, traslocare con la speranza di un posto migliore.
I fuori sede, ovvero coloro che vivono in questa città ma risiedono in un’altra, rappresentano una categoria molto variegata al suo interno. Soprattutto, molto flessibile.
Gli affitti, si sa, sono cari, a Bologna come in molti altri capoluoghi. Gli studenti non-bolognesi, però, sono sconfortati. Perché?
Diverse ragioni spiegano questo fenomeno. Partiamo da una conseguenza. Bologna, pur con tanti problemi, resta una città ricca, grazie ai suoi cittadini residenti non proprio con le tasche bucate. A parte rare eccezioni, le case date in affitto sono di proprietà di questa categoria di persone, che con gli alti introiti e i contratti in nero aumentano il proprio guadagno e, quindi, possono spendere nei numerosi negozi della città.
Ci sono studenti come Fabio che hanno un contratto regolare, ma falsificato: mentre lui e i suoi coinquilini versano circa 1300 euro alla padrona di casa, ne è stato dichiarato un decimo legalmente. I contratti, per i fortunati che ne sono in possesso, non danno inoltre molte garanzie: chiunque può essere fatto uscire dalla propria abitazione quando meno se l’aspetta. Basta un pretesto, oppure la fine dell’anno per avere la certezza di perdere il proprio posto.
Infine, ci sono i veri e propri contratti in nero. Ovvero, a parole. La maggioranza degli studenti ha un accordo di questo tipo con il padrone di casa. Migliaia e migliaia di euro, ufficialmente “non pagati” che finiscono direttamente sul suo conto senza versare quasi niente in tasse.
Inoltre, l’occasione fa l’uomo ladro: più alto è l’affitto, tanto spesso il padrone approfitta della posizione predominante per dettare rigide condizioni oppure fare ispezioni a sorpresa.
A volte egli non vede neppure l’appartamento che affitta, ma usa intermediari i quali, ovviamente, non riferiscono mai le condizioni spesso pietose in cui versano le case. E quando, per una causa fortuita, le va a visitare, rimane sistematicamente stupefatto. Ce lo racconta Sebastiano: lavandini che perdono, sciacquoni rotti e la casa allagata, e mai una riparazione in vista. A meno che non sia a spese degli inquilini, i quali non possono denunciare il padrone pena la perdita del posto letto. Nel frattempo, paga un affitto mensile di 250 euro per un posto in doppia. Ed è fortunato.
Tuttavia, c’è anche chi è in buone condizioni. Diverse cooperative gestiscono appartamenti per conto di proprietari in modo regolare e con buoni prezzi. Inoltre, i grandi affittuari, per non avere problemi, preferiscono fare dei contratti a lungo termine le cui condizioni sono decise insieme agli inquilini. Ovviamente, se hanno la certezza del pagamento.
Come si possono agevolare gli studenti con questo problema endemico? Oltre alle -poche- borse di studio universitarie, il Comune sta promuovendo la coabitazione di giovani con anziani, per un vantaggio di entrambi. In cambio di vitto e alloggio, lo studente fornisce servizi domestici elementari.
Il problema però non si risolve. Gli studenti fuori sede, a Bologna, sono più di 65.000, e sono stipulati circa 21.000 contratti l’anno. Considerando che, secondo gli studenti intervistati, si cambia appartamento ogni uno o due anni di media, rimangono nel migliore dei casi circa 20.000 contratti “in nero”. Gli appartamenti degli anziani possono rappresentare una soluzione parziale, ma è necessaria una nuova politica del comune e, soprattutto, più controlli ai proprietari delle case. Ne guadagnerebbe il Comune e pure gli studenti. Ma chi comprerebbe nei negozi della città?