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Tra crisi e pirati, l’Egitto soffre

Fino a qualche anno fa la maggior parte degli occidentali vedeva la pirateria come una cosa esotica, ormai estinta, appartenente a un passato di colonizzazione e scoperte geografiche.

Oggi, invece, i governi di mezzo mondo guardano con preoccupazione al rinascere, o per meglio dire alla crescita esponenziale, di questo fenomeno. La pirateria è tornata alla ribalta per accaparrarsi l’oro del ventesimo e, speriamo di no, ventunesimo secolo: il petrolio. Ovviamente, essendo una fonte energetica, alla fin fine ciò che si ricava è sempre denaro. Ma pure nell’assaltare i galeoni inglesi si chiedeva un riscatto per la nave e l’equipaggio, che allora era la fonte energetica dei vascelli. Il problema è che dal petrolio dipende tutto il mondo.

C’è un altro fatto però che sta venendo alla luce. Riguarda parte della rotta più frequentata dai mercantili, una delle cosiddette “autostrade del mare”. Si tratta del Canale di Suez. Come si apprende dalle notizie che arrivano quotidianamente, molti sequestri avvengono tra la Somalia e lo Yemen, ovvero all’entrata dell’Oceano Indiano nel Mar Rosso, che porta poi al Canale. Un territorio che, in piccola parte, appartiene anche all’Iran.

Il Canale è di appartenenza all’Egitto. Fu costruito dall’ex-impero britannico quando quel territorio era colonia inglese, e ultimato nel 1869. In seguito fu ampliato per consentire l’accesso ai giganteschi cargo moderni.

L’economia egiziana è basata su tre fattori di guadagno: le rimesse dall’estero, il turismo e il passaggio delle navi nel Canale, da cui prende cospicue tasse. Solo nell’anno fiscale 2008, il Paese ha guadagnato 5 miliardi di dollari da questo introito. Ora, però, c’è il rischio che venga abbassato di molto.

Già due compagnie commerciali hanno detto che non passeranno più attraverso il Canale: troppo rischioso, per i continui attacchi della pirateria. Altre stanno valutando l’idea di doppiare Capo Verde per giungere in Europa e negli USA, pur avendo una lievitazione dei costi del 30%. L’influenza sul prezzo del greggio e altre merci sarebbe considerevole.

Per quanto la somma guadagnata possa sembrare bassa per uno Stato, per l’Egitto, che ha sul territorio 76 milioni di abitanti in cui il 20% vive con appena due dollari al giorno, anche una piccolo ribasso può avere pesanti ripercussioni. Specialmente in un periodo in cui la crisi economica colpirà sicuramente la vasta industria del turismo.

Anche prima dell’aumento della pirateria, in Canale che fu nazionalizzato nel 1956, anno dell’indipendenza, stava passanto un lieve declino nell’utilizzo, dovuto per lo più all’inflessione di domanda per i beni trasportati via nave.

La soluzione migliore sarebbe stabilizzare quel paese disintegrato chiamato Somalia. Per compensare le perdite, il governo egiziano sta pensando di abbassare le tasse, almeno per i carghi vuoti. Il Gen. Ahmed Fadel, capo dell’Autorità del Canale di Suez, ha precisato: “Gli introiti saranno minori, ma è meglio di niente”.

30 Novembre 2008 Pubblicato da ecultic | Africa, Americhe, Senza Categoria, economie | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

quote

sembrano spumeggi
eterne quote

quando altre quote
investono la mente

Tutto ciò che sembrava vita
diventa avviluppante vuoto
l’insoddisfazione che permea

come il cieco che cerca l’onda
tra le dita il salato
e sente la musica del mare

ma non sa cosa sia
non ne vede l’Immensità

28 Novembre 2008 Pubblicato da ecultic | poesia | , , , | Ancora nessun commento.

World performing art festival. Lahore, Pakistan

Tre bombe sono scoppiate in Pakistan, la scorsa settimana. Tre bombe per uccidere la cultura.

A Lahore, capitale di questo Paese famoso per le vicende attorno a Musharaf e ai taliban, oltre che alle recenti elezioni, si è svolta la 25esima edizione del World performing art festival. Un quarto di secolo in cui l’arte è riuscita a passare attraverso tutti gli sconvolgimenti della nazione. 11 giorni che hanno unito molte culture e popoli.

Le tre bombe, di bassa intensità, sono esplose  alla porta dell’edificio della lingua Punjabi, dove è stato tenuto il festival, ma gli organizzatori hanno detto che non sarebbero stati intimiditi dagli scoppi, e che anzi avrebbero continuato a programmare i festival futuri.

Anche dopo questo drammatico eventi, gli artisti dei 25 paesi che hanno partecipato erano comunque di ottimo umore. Accolti con entusiasmo dalla popolazione, hanno già confermato il loro ritorno per l’anno prossimo.

Una performance: Persephassa dall’Italia

Qui il link alla pagina di Danka, un magazine culturale pakistano che riporta tutti gli eventi nelle zone di Lahore e Karachi, per vedere i filmati del grande evento.

26 Novembre 2008 Pubblicato da ecultic | Asia, Islam, arte, comunicazione, diritti umani, elezioni | , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Non si vendono più pellicce? Sicuramente molte meno!

Da poco tempo è diffusa sul web la notiza della mattanza dei delfini balena nelle isole Far Oer, una volta l’anno da tre secoli e oltre. Poco è diffuso a riguardo dei progressi nelle lotte contro l’uccisione di animali a fini esclusivi di ricavarne le pellicce. Ecco qui una buona notizia.

Dopo anni di lunghe campagne, appelli, manifestazioni e di diffusione della macabra realtà che si nasconde dietro ogni capo che contiene anche solo un bordo in pelliccia, finalmente la verità, come già avevamo anticipato in un precedente aggiornamento, ha rotto il muro del silenzio e le nostre voci stanno rendendo giustizia a milioni di animali che soffrono nel silenzio.

Nei giorni scorsi, la rivista canadese “The Prince Albert Daily Herald”, ha dedicato un lungo articolo allo stato di crisi in cui giace il commercio delle pellicce in Nord America.
Il commercio delle pellicce è in ginocchio a causa sia dei cambiamenti delle tendenze della moda sia delle proteste delle associazioni protezioniste ed animaliste.
Scott Robertson, proprietario e manager della Robertson Trading Post con sede a La Ronge, è un acquirente di pellicce, uno tra gli ultimi del suo genere, il quale commenta: “Lo facciamo perché l’abbiamo sempre fatto, non perché produce soldi. Acquistiamo le pelli e le mandiamo a Toronto per le aste del Nord America. Incrocia le dita e prega, non hai idea se riuscirai a vendere”.
I prezzi vengono fissati in base a quelli realizzati nelle precedenti vendite e la situazione per il settore e attualmente tutt’altro che rosea.  Il prezzo delle pelli di foca sul mercato delle aste internazionali, ad esempio, è sceso del 60% ed una pelle vale all’incirca 4$.
Robertson, registra una continua diminuzione delle pelli che arrivano al suo stabilimento, ma ciò non ha nulla a che vedere con la popolazione degli animali selvaggi, ma con il rifiuto delle persone di continuare questa attività, preferendo mansioni più redditizie in altri settori.
L’industria della moda in Nord America è stata fortemente influenzata dalle campagne anti fur, le quali hanno avuto la conseguenza di fare crollare i prezzi delle pelli sul mercato.
Robertson poi commenta che il commercio aveva  raggiunto l’apice negli anni ’80 ed aveva permesso l’espansione dell’attività. Ora invece è virtualmente impossibile vivere con il commercio delle pellicce: la Robertson Trading Post, come altre aziende del settore, guadagna denaro vendendo articoli di drogheria e gadgets per i turisti.
Congratulazioni per avere distrutto i nostri affari”, sono le parole con cui conclude l’intervista.

Nel frattempo in Europa, l’Austria festeggia 10 anni senza allevamenti di animali da pelliccia. Il divieto era stato approvato nel febbraio del 1998 ed il 30 novembre dello stesso anno era stato formalmente trasformato in legge. Questa legge aveva fatto dell’Austria il primo paese al mondo a vietare l’allevamento di animali “da pelliccia”. Nella metà degli anni ottanta, grazie ad una massiccia campagna che metteva in luce la crudeltà degli allevamenti, crollarono le vendite di pellicce e gli allevamenti iniziarono a chiudere uno dopo l’altro. Nel 1998, quando venne introdotto il bando, restava un solo allevamento, il quale dovette chiudere.

Paola Ghidotti (da Oipaitalia.com)

25 Novembre 2008 Pubblicato da ecultic | Americhe, Canada, Italia, economie | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.