La popolazione sovrannumeraria – il terzo mondo di Milano
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Il terzo cerchio rappresenta la faccia della globalizzazione, che produce un neoproletariato di lavori servili e dequalificati e l’effetto del cambiamento del lavoro in termini di esclusione sociale, ma anche di vulnerabilità sociale di ceti prima garantiti. Qui si produce uno degli apparenti paradossi della nuova fase della modernità capitalistica, il ritorno di forme economiche pre-capitalistiche (l’economia informale, realzioni di scambio e dono fondate sulla reciprocità, etc.) che una concezione della modernità aveva considerato in via di sparizione.
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Il terzo cerchio è il campo delle moltitudini frammentate, non della moltitudine come soggettività destinata ad acquisire coscienza propria. Gli invisibili non costituiscono una collettività ma sono una collezione di individui i quali hanno poco in comune se non la condivisione della medesima condizione: l’invisibilità.
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Vittime dei processi di esclusione sociale sono naturalmente le figure più deboli come, ad esempio, disoccupati di lunga durata, soggetti della devianza sociale come tossicodipendenti o carcerati, homeless. E’ l’ambito di formazione di una popolazione sovrannumeraria che il sistema produttivo e sociale confina nell’emarginazione e che nell’età dell’incertezza e della fine della modernità organizzata rischiano di riproporre la sindrome ottocentesca delle classi pericolose.
All’origine delle nuove forme di impoverimento urbano si situa la comparsa di un forte processo di polarizzazione economica e sociale con la crescita complementare di settori occupazionali ad alto reddito e qualificazione e settori a bassa produttività del lavoro, bassa qualificazione e conseguentemente bassi redditi rappresentati dai cosiddetti “McJobs“, fino al ritorno alle economie informali di sopravvivenza.
Secondo questa tesi, l’intreccio di globalizzazione e terziarizzazione starebbe producendo una società dei “due terzi esclusi” o in via di esclusione, con conseguente parziale scomparsa dalle società avanzate dei ceti medi pre-fordisti e fordisti (della seconda rivoluzione industriale n.d.r.) non più necessari al sostegno dei meccanismi di consenso delle classi dirigenti nazionali.
E’ una tesi che in Italia ha trovato una sua recente divulgazione nella formula della “società low-cost“, caratterizzata dalla crescente distanza tra una classe di terziario qualificato e “creativo” di tipo metropolitano e una “classe massa” tendenzialmente pauperizzata e semi-inclusa socialmente attraverso il meccanismo della diffusione di servizi e merci “low-cost”.
La polarizzazione dal punto di vista del reddito
I dati del progetto AMeRIcA (Anagrafe milanese e redditi individuali con archivi) mostrano una distribuzione dei redditi dei cittadini milanesi caratterizzata da una forte concentrazione sia spaziale che individuale.
Dal punto di vista spaziale, il vero divario è tra l’area centrale e il resto della città: il reddito nella prima zona era più del doppio nel 2003.
Dal punto di vista individuale, in sostanza, il 10% più ricco deteneva nel 2003 il 44.8% del reddito totale della città. Una mini-globalizzazione.
tratto dal mensile Communitas, Marzo 2007, “La milano invisibile del terzo cerchio”.
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