I francesi depositano le scorie nucleari in Siberia. All’aria aperta

Le scorie nucleari sono un problema per tutti. Specialmente per noi italiani, ma anche per i cugini d’oltralpe. Accade infatti che, mentre in Italia le Regioni indicate come sedi di stoccaggio delle scorie future fanno ricorso, in Francia vi sono altri problemi.
Nel Belpaese non è impossibile far sparire i rifiuti tossici e radioattivi in zone sconosciute. In Francia si sta svelando uno scandalo colossale che sicuramente avrà delle conseguenze. La gestione elettrica delle centrali nucleari è affidata a Electricité de France (Edf), che si è scoperta stoccare una buona percentuale delle scorie, il 13% del totale, in Siberia.
La società si difende col fatto che arriverebbero in Russia per essere trattate. Tuttavia la zona di deposito dei fusti radioattivi, a quanto pare lasciati all’aria aperta, è interdetta e non è possibile avvicinarsi.
Già Greenpeace nel 1984 aveva intuito questo traffico. In quell’anno, infatti, era affondato un cargo al largo delle coste del Belgio, e all’interno dei rifiuti nucleari provenienti, appunto, dalla Francia. Ora invece si comincia a gettare più luce su queste vicende che, se confermate, sono andate avanti da più di vent’anni.
Il nucleare “sicuro” francese non sembra più così tanto sicuro. E si conferma la sua politica coloniale europea. Da una parte il governo che prende l’uranio a prezzi vantaggiosi grazie all’ex protettorato in Niger, dall’altra l’azienda che smercia le scorie altrove.

E’ il quotidiano Liberatiòn che riprende la notizia da un’inchiesta su un programma privato. Ogni anno 108 tonnellate di matriale radioattivo sono stoccate nel sito, dove è presente anche una centrale nucleare, di Tomsk-7.
Edf ha dichiarato imbarazzata che “i rifiuti radioattivi prodotti dal trattamento dei combustibili restano in Francia dove sono custoditi in depositi in tutta sicurezza nel sito di La Hague». Tuttavia l’inchiesta della televisione rappresenta immagini dove i fusti sono lasciati accanto ad una ferrovia in Siberia senza nessuna protezione.
Chissà come si presenta ora quella zona della Siberia. Chissà come ne risente l’ecosistema. Ma, si sa, la Siberia è grande. Ora gli ambientalisti francesi chiedono a gran voce che le scorie ritornino in Francia.
Il problema però è simile a quello che abbiamo noi. Lo Stato francese non riesce, da molti mesi, ad imporre la realizzazione di un sito di interramento delle scorie radioattive: i tentativi fatti nell’Aube all’inizio del 2009 sono stati respinti dalle popolazioni locali e dalle associazioni antinucleari.
Gli ambientalisti affermano, inoltre, che i siti di stoccaggio “esteri” sono presenti nello stesso Niger, luogo di estrazione principale dell’uranio. Da una parte il ghiaccio, dall’altra il deserto. Ma sono sempre fuori dalla patria.
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