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E’ tutto vero

Pubblicato su Italia, asia, diritti umani, elezioni con i tag, , , , , , , , il Aprile 15, 2008 da ecultic

Non c’è possibilità di trucco o inganno, questa volta. Questa volta, sospetti o meno, il PDL ha vinto con regolarità.

Io emigro. In realtà no, non ho l’intenzione, e andare all’estero per tempo indefinito è solo una scusa per stare un po’ lontano da questo Paese soffocante, senza aspettative e ora quasi senza più speranze, almeno per i prossimi anni.

Veltroni non era meglio di molto, ma avrebbe portato -forse- alcuni cambiamenti positivi (e tanti altri no). Il PDL ne porterà, sempre secondo la mia opinione, molti negativi. Il precariato peggiorerà, l’economia del Paese sprofonderà, le promesse non saranno mantenute ovviamente, la mafia dilagherà, la giustizia smetterà definitivamente di esistere grazie alla sua “riforma”. Io, per ora, posso dire che scappo. Anche se credo che non si debba abbandonare il proprio Paese a se stesso - senon altro per quei milioni di italiani onesti- è il momento di un esilio volontario, in attesa che qualcosa si possa fare. Ma non ho intenzione di far come quegli italiani all’estero che criticano e criticano e stanno al di là della frontiera.

A parte questo, possiamo dire una buona notizia: da noi non c’è la pena di morte. E per fortuna, dopo la distruzione del partitino di Ferrara, non c’è rischio che venga messa in discussione come altri valori fondamentali.

Un rapporto di Amnesty è stato pubblicato ieri, sulle esecuzioni capitali nel mondo. Sono state più di 1200. A guidare la lista degli stati con il più alto numero di esecuzioni è la Cina, seguita da Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Stati Uniti. Da soli, questi cinque Paesi concentrano l’88 percento delle esecuzioni capitali di tutto il mondo. I paesi numeri uno degli USA, assieme agli USA stessi. Se non fa riflettere questo…

ps: incredibile ma vero, nelle elezioni in Nepal hanno vinto i maoisti… ecco che si forma una nuova repubblica semi-comunista. Nuovi nemici?  :-)

Nepal, nuova democrazia

Pubblicato su asia, elezioni con i tag, , , , , , il Aprile 11, 2008 da ecultic

Dopo decine di anni di guerra civile, il piccolo stato del Nepal si è recato al voto per eleggere i rappresentanti di questa nuova democrazia. La guerra ha contrapposto la parte monarchica (parlamentare) a quella maoista, in netta minoranza ma possidente di parte dell’est del paese.

Dopo anni di stallo, nel 2001 il re e la sua famiglia vennero uccisi in modo oscuro. Si installò sul trono il fratello, Gyanendra, da molti considerato coinvolto nella strage, e il Nepal venne sommerso dal caos. I maoisti lanciarono un’offensiva, venne proclamato lo stato d’emergenza. Nel 2002 lo stato non venne rinnovato, il Parlamento si sciolse e dovettero essere convocate nuove elezioni. La guerra continuò a più riprese fino all’estate del 2004, in cui i maoisti circondarono la capitale , Kathmandu. Il re nel 2005 proclamò nuovamente lo stato d’emergenza, stringendo la chinghia sulla popolazione e assumendo di fatto tutti i poteri. In seguito alle pressioni della comunità internazionale -il Nepal non possiede grandi ricchezze economiche appunto- indussero il re a revocare lo stato d’emergenza.

La guerra continuò fino al 2006, in cui il re fu costretto a ripristinare il Parlamento; partirono le trattative con la guerriglia per un cessate il fuoco e per la pace. Fu firmato un accordo per un governo di transizione con la partecipazione di membri della guerriglia. A più riprese, l’accordo è rispettato e violato. Infine, i maoisti decidono di lasciare il potere finché non sia abolita la monarchia. Cosa che poi è stata fatta. La monarchia è caduta, i maoisti sono entrati in Parlamente, seppur come minoranza. Ora agli elettori nepalesi la parola.

Intervistato dal New York Times, il leader dei maoisti, Prachanda, afferma che comunque andranno le elezioni, rispetteranno il patto che hanno fatto col popolo e con l’assembla costituente. Probabilmente saranno una forte minoranza. Il pre-elezioni è stato violento, molti seggi sono stati distrutti e ci sono state due vittime. I monarchici hanno sollevato grandi proteste, ma non solo loro. Tuttavia, gli osservatori internazionali constatano la regolarità delle votazioni.

Il Nepal ha anche altri problemi: il Paese è piccolo ma pieno di minoranze che ora cercano un riconoscimento. Un esempio viene dagli automisti madhesi, i quali una volta che si è creato un ambiente stabile, hanno paralizzato la società con uno sciopero di due settimane, ora risolto, che aveva minato il processo elettorale.
Lo sciopero era stato indetto da tre gruppi rappresentanti l’etnia madhese dominante nelle valli meridionali del Nepal (Terai) che chiedeva una maggiore autonomia regionale e una maggiore rappresentanza politica. C’è chi però rimane scettico: Kunda Dixit, redattore del ‘Nepali Times’, ha affermato che “l’acordo con i gruppi civili moderati risolve solo metà del problema, l’altra metà è cosa fare con i gruppi militanti”.