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Sulla via della scelta. Via la Mexico City Policy

Obama sbatte per la seconda volta il tappeto della vecchia amministrazione. E’ vecchio, e si è sollevato il primo polverone.

Ieri ha di fatto cancellato la cosiddetta “Mexico City Policy”. Una legge che viene introdotta e poi dismessa, a seconda dei presidenti Repubblicani o Democratici, dal 1984. Fu istituita da Reagan, e stette in vigore fino al 1993, anno di insediamento di Clinton. Poi fu reintrodotta da Bush figlio, fino a ieri. E già oggi alcune manifestazioni partono da San Francisco.

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La “Mexico City Policy”, nominata così per il posto dove fu annunciata, durante una conferenza internazionale sulle popolazioni delle Nazioni Unite, è una regola politica semplice. E’ anche detta “Mexico City Gag Rule”. Tutte le ONG (Organizzazioni Non Governative) statunitensi ricevono dei fondi federali. Per averli, tuttavia, devono sottostare a dei requisiti ben precisi. Quando questa legge è in vigore, uno dei requisiti è astenersi dall’eseguire o promuovere servizi di aborto in altri paesi, salvo in casi di strupro o incesto.

Come risultato, molte agenzie internazionali per l’aborto non hanno più ricevuto la loro porzione di fondi. Altre invece si sono adattate, per volontà o per sopravvivenza, e hanno continuato ad essere sotto l’ombrello protettivo statunitense.

Nel Settembre 2007, una senatrice della California propose un emendamento  per bypassare le condizioni per il finanziamento della Mexico City Policy. Passò con una maggioranza di 53 voti contro 41. Ma il presidente Bush promise di mettere il veto a qualsiasi legislazione che volesse eliminare questa politica.

In alcuni paesi, come il Sud Africa, è inoltre illegale non informare dei suoi diritti una donna che vuole abortire, o anche  mandarla ad una struttura apposita dove può essere assistita. Le ONG sul campo quindi non hanno scelta se non perdere i finanziamenti.

Il messaggio. Ora Obama si rivolge alla nazione. “E’ chiaro che il provvedimento della Mexico City Policy (…) negli ultimi otto anni ha minato gli sforzi per promuovere una pianificazione familiare volontaria sicura ed efficace nei paesi in via di sviluppo. “

“Per troppo tempo, l’assistenza familiare pianificata è stata usata come una questione politica aperta, la materia di un  dibattito senza conclusione che è servito solo a dividerci. Non ho desiderio di continuare questo dibattito vecchio e infruttuoso.”

Il neoeletto presidente continua dichiarando che inizierà a cercare un terreno comune per meglio incontrare i bisogni delle donne e delle famiglie negli USA e intorno al globo, per “ridurre le gravidanze non volute”, “promuovere una maternità sicura, ridurre la mortalità materna e infantile”.

Dichiara inoltre di voler lavorare con il Congresso per ripristinare il supporto finanziario degli Stati Uniti al fondo delle Nazioni Unite per le Popolazioni. Tra le altre ragioni, anche per “prevenire l’AIDS”.  Un netto cambiamento di politica.

Gli attivisti da entrambe le parti, in questo dibattito riguardo l’aborto, si sono ritrovate a San Francisco per far sentire le loro voci. Migliaia di manifestanti anti-aborto si sono incontrati per la quinta annuale “Camminata per la vita” (“Walk for Life”).

Un gruppo di donne per il diritto alla terminazione artificiale della gravidanza, pro-choice, si è unito nelle strade. Certo nessuna donna vuole l’aborto, ma chiedono solo che, nel caso, si abbia la possibilità di scegliere, come parte integrante della libertà personale.

25 gennaio 2009 Pubblicato da | comunicazione, diritti umani, ONU, USA | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Com’è strana l’ONU

L’otto Aprile a Roma, con varie migliaia di persone, è stata tenuta una simulazione dell’Assemblea generale dell’ONU. In Assemblea Plenaria gli studenti, provenienti da nove paesi europei (Germania, Austria, Cipro, Russia, Danimarca, Svezia, Italia, Ungheria, Polonia) hanno discusso di varie risoluzioni. Quella più accesa è stata quella di chiusura dell’embargo di Cuba in cambio del commissiariato delle Nazioni Unite, confrontando le due posizioni e votando. Nessuna unanimità, ma la risoluzione è passata. Dispiaciuti i cubani, che si sono lamentati di essere o sotto l’embargo USA, oppure colonia americana.

L’età è variegata ma bassa, dai 16 ai 20 anni. E’ un progetto preparato dalle scuole, con tutta la procedura, metodi e lingua inglese necessari.

Il progetto è chiamato RIMUN, è nato nel 2006 in Italia ed è già diffuso in molte città internazionali da molto tempo. E’ una simulazione per capire come funziona questo organismo, debole ma non inutile; delle difficoltà di far combaciare i vari punti di vista.

L’ONU ha all’attivo ora decine di missioni in tutto il mondo, senza contare il fondo alimentare (FAO) che manda aiuti in almeno 20 paesi. Tuttavia, le decisioni che riguardano i problemi mondiali sono bloccate dal diritto di veto, quasi sempre per motivi d’interesse economico piuttosto che di valore della carta delle Nazioni Unite. Il gioco della simulazione non è soltanto un gioco, ma serve a comprendere il valore potenziale ed effettivo di questa istituzione. Anche per capire che modificando le proprie scelte, a lungo andare, può modificare il proprio Paese. E l’equilibrio internazionale può virare anche se un poco di più verso la positività.

Volete fare un quiz? Il sito delle Nazioni Unite ne propone uno: clicca qui!

10 aprile 2008 Pubblicato da | diritti umani, ONU | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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