Decrescita economica. Situazione attuale
I pacchetti-stimolo finora, che inludono tagli alle tasse e progetti di costruzione.

Le vittime: fallite, salvate e nazionalizzate

Cosa è accaduto nel Regno Unito. Il piano di salvataggio e le maggiori spese


Il colpo all’economia. La differenza di crescita economica, o GDP, tra l’anno scorso e com’è prevista per quest’anno.

fonte: bbcnews

Volvo, di nuovo tagli
Già ad Ottobre erano stati annunciati 6000 tagli ai posti di lavoro.
Ora, di nuovo la compagnia licenzia altri lavoratori. La Svezia è sempre più spossata da una disoccupazione crescente. Una volta orgogliosa di una forte economia di stampo sociale, ora traballa. I sussidi di disoccupazione si aggiungono a frotte.
Cala la produzione, e quindi cala la domanda di mezzi di trasporto pesanti. Volvo è la seconda compagnia costruttrice di camion al mondo. Ha annunciato 1600 esuberi, due terzi dal settore costruzione di camion, il resto nel settore della costruzione di motori. Se l’economia rallenta, non ci sono abbastanza merci da comprare e vendere, e non ci sono segni di miglioramento al momento. La produzione comprende anche i marchiRenault, Mack, Nissan Diesel e Eicher.
I tagli annunciati, nelle fabbriche svedesi di Volvo, sono gli ultimi di una serie che era partita dagli altri mercati del gruppo. Appena poche settimane fa erano stati annunciati quasi 3500 esuberi in Europa. Il titolo ha perso oltre il 4% in borsa, dopo l’annuncio.
Le banche vogliono di più
Non c’è dubbio, lo reclamano e lo otterrano. Più soldi per recuperare il credito “perduto”. Non bastano i 350 miliardi di dollari sbloccati finora, tutti lo sanno e si affrettano per sbloccare la seconda tranche dei 700 miliardi approvati dal Congresso USA.
Soldi che verranno fuori dalle tasche dei contribuenti. Ma non c’è altra scelta, e non è tutto. Il direttore della Federal Reserve, Bernanke, ha pubblicamente dicharato che il famoso “bailout” necessita di una aggiuntiva iniezione di liquidità di centinaia di miliardi di dollari verso le banche e istituti finanziari, che hanno già ricevuto i soldi federali e hanno causato, in primo luogo, gran parte della crisi del credito.
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L’esempio più chiaro che il sistema bancario necessita più aiuto è Citigroup. Anche se ha ricevuto 45 miliardi di dollari dal Tesoro, è in uno stato così malconcio che si sta fratturando in diverse parti. Come molte altre diverse banche, Citi ha notato che le sue finanze hanno continuato a deteriorarsi nell’indebolirsi continuo dell’economia.
Colpita dalle perdite nonostante due salvataggi, sta accelerando il programma di smontare il suo impero finanziario in due parti, in uno sforzo per placare i regolatori e i suoi investitori colmi d’ansia. Tuttavia, è solo una mossa evasiva. Pur con essa, avrà bisogno della stessa quantità di capitale.
Anche i critici più agguerriti del piano di salvataggio sanno che le cose sarebbero potute andare anche peggio senza di esso, e che ha raggiunto il suo obiettivo più importante, che era di prevenire un completo collasso del sistema finanziario. Dallo scorso Settembre, nessuna grande banca è fallita. Poche notizie di quelle minori, invece.
Aluni analisti hanno stimato che la disoccupazione crescente e i fallimenti delle compagnie porteranno da 500 a 750 miliardi di dollari di perdite nei prossimi mesi. Questo porterebbe le perdite totali per la crisi del credito da 1.5 a 1.8 trilioni di dollari, due volte tanto quanto era stato stimato all’inizio.
In Michigan c’è una banca che è l’esempio della causa di tutto ciò, l’Independent Bank. Della torta, ha ottenuto una fetta di 72 miliardi di dollari. Ma non è riuscita a far ripartire gli investimenti.
“E’ come se sei in un aeroplano e le maschere d’ossigeno vengono giù,” ha detto Stefanie Kimball, il capo del dipartimento prestiti della banca. “La prima cosa che fai è metterti la maschera, per stabilizzare la tua condizione.” Questo non è quello che il ministero del Tesoro aveva in mente quando partì il programma, dicendo che avrebbe donato alle “banche in salute” abbastanza denaro per far ripartire i prestiti, così che la gente avrebbe potuto comprare casa, fare business e creare posti di lavoro, rinvigorendo l’economia.
Bernanke Martedì ha avvertito che il governo dovrà probabilmente iniettare più soldi nelle istituzioni finanziarie nei prossimi mesi. In un discorso alla London School of Economics, ha detto che anche più garanzie potrebbero essere necessarie per assicurare la stabilità e la normalizzazione dei crediti. Le borse hanno ovviamente reagito molto male alla notizia. Chi se lo aspettava?
Conoscendo tacitamente l’impopolarità del bailout, Bernanke ha affermato che il pubblico è comprensibilmente preoccupato riguardo l’iniezione di centinai di miliardi di dollari derivanti dalle tasse, verso le compagnie finanziarie, specialmente quando altre industrie hanno le spalle scoperte.
Ma, ha insistinto, non c’era altra scelta. Un trattamento disperato ma inevitabile, perché il sistema economico è dipendente in modo critico dallo scorrere libero del credito. Ha avvertito il neoeletto presidente Obama, poi, che il rimanente capitale verso le banche deve essere assicurato se incominciassero a ripristinare i prestiti a livelli normali.
I regolatori richiedono alle banche di mantenere un salutare cuscino di capitale. Ma in questi tempi, stanno lottando per riempire i loro buchiprofondi . Gli investitori privati sono scarsi. A parte un piccolo gruppo di banche in salute, affermano banchieri e analisti, il governo per le altre potrebbe essere l’unico investitore rimanente.
Il team economico di Obama sta pianificando una larga riveduta del programma per imporre più responsabilità e più restrizioni sugli esecutivi delle compagnie che ricevono i soldi dal governo.
Adam Posen, direttore del Peterson Institute for International Economics, ha detto che l’amministrazione Bush ha fatto bene a iniettare capitale nelle banche, ma ha fatto male nel non far sufficiente pressione alle banche di risolvere i loro problemi e i loro conti.
“Il problema non è che abbiamo sprecato denaro”, ha detto Posen, “Il problema è che abbiamo posto troppe poche condizioni alle banche”.
(fonte: Nytimes)
USA e Canada, un intreccio in una crisi senza sbocchi
Non c’è pericolo, le industrie automobilistiche non falliranno. E’ troppo pericoloso per l’economia americana, afferma Bush negli ultimi giorni di presidenza. Se il piano di 17 miliardi di dollari è stato bocciato dal Senato, ora si studia un piano per far entrare le tre compagnie in via di bancarotta, Ford, Chrisler e GM nel piano di salvataggio di 700 miliard di dollari approvato poco tempo fa, orginalmente per le banche. Certo, se la situazione fosse più rosea si potrebbe aspettare il cambio di amministrazione e tentare ancora. Ma non c’è tempo, hanno dichiarato che hanno liquidità fino a fine mese. Poi, stop.

L’economia canadese è strettamente allacciata a quella statunitense, per quanto non possa sembrare a prima vista. Specialmente per quanto concerne l’automobile. Il Canada non possiede una dichiarata compagnia nazionale, e si appoggia su quelle dei vicini di casa. Non a caso, Detroit, sede principale delle tre case produttrici, confina direttamente col Paese della foglia d’acero. Il passaggio di confine di americani e canadesi è ovviamente molto frequente, viste le differenze economiche. Quasi come per gli italiani andare in Svizzera a fare benzina. A proposito, qui la benzina costa 0.75 dollari a litro, circa 50 cent di euro. Conveniente no? Negli Stati Uniti è ancora più economica.

Tornando all’argomento precedente, il Canada e l’Ontario, regione di Toronto già con un debito di 164 miliardi di dollari – guarda qui - finanzierà 3 dei 17 miliardi di dollari, dopo averne spesi già molti per evitare i rischi della crisi dei sub-prime appena “passata”. Le tre compagnie hanno diversi stabilimenti nel Paese e, se dovessero fallire, migliaia o decine di migliaia di persone resterebbero senza lavoro, portando anche il Canada in recessione economica. Per puntualizzare, essa è stata già dichiarata quasi ufficiale.
Intanto GM e Honda hanno già licenziato centinaia di lavoratori. Ciò evidenzia come la crisi dei crediti/debiti abbia praticamente congelato la vendita di auto e colpito tutte le compagnie. Tutti gli stabilimenti GM in Nord America saranno chiusi per il mese di Gennaio, così come alcuni impianti che producono veicoli sportivi. Uno stabilimento Chrysler in Windsor, Ontario, che produce mini-van chiuderà per l’intero mese e un altra fabbrica di automobili in Brampton, Ontario, chiuderà per le prime due settimane di Gennaio.
La buona notizia è che tutto ciò ha risvegliato il senso di appartenenza della classe lavoratrice in questo settore, che ha cominciato una settimana fa a scioperare negli stabilimenti in pericolo. Manifestando che i soldi sarebbero serviti sì per non chiuderli, ma che non avrebbero salvato gli operai dal licenziamento, hanno ottenuto, a detta loro a sorpresa, un paio di risultati. Quello che chiedevano, tuttavia, non era niente di eccezionale. Hanno preservato lo spirito americano, hanno gridato e chiesto solo quello che la legge garantiva loro, niente più: la retribuzione delle vacanze non conseguite, e 6o giorni di cassa-integrazione. E’ stato loro concesso. E ora?
Quanto potranno sopravvivere tre delle più grandi compagnie automobilistiche al mondo, con 17 miliardi di dollari, senza più persone che comprano macchine?
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L’industria pesante ha bisogno di aiuto ora, e dal governo. Dal momento che le costruzioni e la manifattura sono scivolate giù, così ha fatto la produzione di acciaio, cadendo del 50% da Settembre. A fine Dicembre, la produzione era di 1.02 milioni di tonnellate a settimana, dalle 2.1 milioni di tonnellate il 30 Agosto, ha riportato l’Istituto Americano del Ferro e dell’Acciaio. Anche il prezzo per tonnellata dell’acciaio è crollato dela metà dalla scorsa estate.