L’oppio afgano fa il giro del mondo sempre più velocemente
Secondo l’ONU, il commercio di eroina sta finanziando il traffico di droga, armi e il terrorismo internazionale per anni a venire. La causa? Negligenza dei paesi che operano nella zona
Le conseguenze della diffusione a livello mondiale dell’oppio afghano sono devastanti, ha dichiarato un rapporto delle Nazioni Unite.
Niente di nuovo, se non viene accompagnato da qualche dato. Il mercato dell’oppio vale 65 miliardi di dollari con una cifra – stimata secondo i consumi – di 15 milioni di dipendenti dalla droga. Uccide 100.000 persone all’anno. Dell’oppio di cui si sa ufficialmente l’esistenza in Afghanistan solo il 2% si sequestra ogni anno, a causa di corruzione, mancanza di controlli e di leggi. Anche la Colombia fa meglio, con il 36%. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che stanno morendo più Russi ora a causa della droga che soldati sovietici durante l’invasione del paese.
La seconda fase delle proteste in Iran
E’ iniziata la seconda fase delle proteste iraniane. Non sono morte o assopite, come sembrerebbe ad un primo sguardo. Un interessante articolo del Times racconta un paio di vicende dell’inviato nella capitale Teheran. Testimoniano che la protesta è più attiva e duratura di come si pensasse.
Sei settimane dopo che milioni di persone hanno invaso la capitale iraniana dopo le elezioni, l’insurrezione ha iniziato una campagna più immaginifica e potenzialmente durevole.
Si tratta del boicottaggio, metodo che ha funzionato, anche se poche volte, a livello globale. Perché non potrebbe funzionare a livello locale?
Così è venuta quest’idea. Non comprare beni e prodotti la cui pubblicità è sulle televisioni di stato.
Quando l’inviato stava per comprare al supermercato una certa marca di latticini, un attivista dei diritti umani dietro di lui gli ha sussurrato: “Non comprarlo, è degli inserzionisti”.
La protesta non si ferma qui: tutti gli apparecchi elettrici vengono azionati nelle case nel telegiornale serale, di proprietà statale, per sovraccaricare la rete elettrica e provocare un blackout.
Ci sono anche veloci “blitz” nelle strade. La gente si raduna per gridare “Morte al dittatore!” e poi si ritrae rapidamente, e così per diverse volte. Il tutto per stare alla larga dalle forze di sicurezza.
La protesta si snoda ulteriormente identificando i paramilitari Basiji che hanno distrutte le proteste e mettendo loro dei segni verdi – simbolo dell’opposizione – oppure foto delle vittime delle proteste davanti alle loro case.
Vengono scritti slogan anti-regime sulle banconote.
E le persone, quando sono in macchina e incontrano le forze di sicurezza, suonano il clacson, lampeggiano e li mandano a quel paese.
Le tattiche non sono organizzate, sono senza leader e solo all’inizio. Si diffondono tramite e-mail, siti web e di bocca in bocca.
Questa volta sembra che gli iraniani abbiano passato le proprie paure, e siano intenzionati a continuare. La disobbedienza civile ricorda vagamente quella indiana prima dell’indipendenza. Sui siti web iraniani campeggia spesso una frase del Mahatma Gandhi: “anche il più potente non può governare senza la cooperazione dei governati”.
Un precedente membro del Parlamento iraniano ha svelato che alcune compagnie hanno cominciato a non comprare più le pubblicità sulle televisioni, e alcuni negozi hanno tolto le marche pubblicizzate.
Un boicottaggio degli sms potrebbe costare alla compagnia statale di telefonia più di un milione di dollari al giorno.

Non solo i Taliban in Pakistan. Un secondo conflitto

Tre leader politici sono stati sequestrati da un piccolo ufficio legale in Aprile a Turbat, in Pakistan. Incappucciati e bendati, sono stati portati in un camioncino che attendeva di fronte allo studio. I loro corpi, crivellati di proiettili e malamente decomposti nel caldo torrido, sono stati trovati cinque giorni più tardi.
I residenti del posto sono convinti che sia stato un lavoro dei servizi segreti Pakistani, e le morti hanno provocato una nuova scintilla per una rivolta lungo il Baluchistan, un’area molto vasta e irrequieta nel sud-ovest del Paese, dove il governo ha già dovuto affrontare un’altra ribellione nel 2006.
Il Baluchistan confina con il mare Arabico e l’Iran, ed è una regione ricca di gas. E’ la provincia più grande del Pakistan -occupa un terzo del territorio – e al suo interno vi sono cinque milioni di appartenenti alla minoranza etnica Baluch. I governi che si sono succeduti hanno raccolto dalla regione le risorse naturali, mentre hanno negato alla popolazione una fetta dell’aiuto internazionale e fondi per lo sviluppo. Questo ha portato infine a un movimento separatista dei nazionalisti Baluch.
Nel 2006 gruppi tribali hanno attaccato impianti di gas, linee elettriche e ferroviarie, oltre ad uccidere diversi ingegneri – cinesi – e vari soldati. Quando l’ex presidente Musharraf era andato a visitare la zona, otto razzi erano stati lanciati contro una cittadina della zona. Per reazione, era stato mandato l’esercito a presidere l’area.
Molti Baluch sono signori della guerra che danno ordini ai residenti e hanno ristretto il movimento e l’educazione delle donne. Inoltre, hanno cercato spesso di ostacolare le collaborazioni con il governo per la costruzione di scuole e ospedali, di cui c’è una carenza cronica.
Il presidente Bush aveva convinto Musharraf a dare più autonomia al Baluchistan. L’ex presidente si è reso colpevole di centinaia, forse migliaia di detenzioni segrete, sparizioni e torture di membri Baluch. Ma attivisti dei diritti umani dicono che questi abusi stanno continuando anche sotto il nuovo presidente Asif Ali Zardari, al contrario delle promesse di alleggerire le tensioni.

Per quanto l’insurrezione oggigiorno non sia al livello tale di quella talebana nel nord-ovest, il conflitto si sta inasprendo rapidamente. La preoccupazione, secondo politici e analisti, è che si apra un secondo fronte che potrebbe risucchiare risorse militari preziose, come gli elicotteri forniti dagli Stati Uniti.
Il governatore del Baluchistan attacca direttamente il presidente, dicendo che “quando provi a forzare la pace, otterrai una reazione”.
Dallo scorso Aprile, gli studenti della regione si rifiutano di cantare l’inno nazionale, mentre la sostituiscono con una canzone patriottica Baluch, e hanno sostituito nelle scuole e nei college la bandiera Pakistana con quella blu, rossa e verde dei nazionalisti Baluch. Per la prima volta sono scese in strada anche le donne, tradizionalmente segregate nella società Baluch.
I gruppi armati sono stati largamente repressi nella resistenza attorno a Turbat dal 2007, ma sono ancora presenti nel resto della regione e nelle colline intorno alla città, dicono dei residenti.
Anche il governatore, diretto rappresentante di Zardari nella provincia, ha espresso esasperazione per la passività con cui il presidente sta andando incontro ai bisogni della popolazione. Molti Baluch diventano di giorno in giorno più cinici sull’abilità del governo nel cambiare le cose.
Ora l’unica mossa che possono fare i politici è chiedere maggiore autonomia. Se falliranno, le opzioni rimanenti saranno di pensare alla liberazione o alla separazione.
Aggiornamenti dall’Iran a Sabato
Da uno dei blog di Tehran, le news aggiornate a Sabato 27 Giugno in Iran. L’ipotesi che le guardie revoluzionarie siano il vero potere che controlla Khameini, e non viceversa, prende sempre più piede.
Vahid, redattore di Vahid Online è stato arrestato. Ali Mosleh, redattore di The Mailman ring twice, è pure stato arrestato.
Molti blogger e attivisti per i diritti umani sono ancora in prigione e non abbiamo più sentito nulla sulla loro condizione. Shiva Nazar Ahari, Ali Kalai, Somaye Tohid loo, Ahamd Zeid Abadi, Abdollah Momeni, Ali Mosleh, Emad Bahavar, Majid Dari, Mahsa AmrAbadi and Mohammad Ali Abtahi.
Almeno tre persone sono state ferite in scontri tra residenti di Tehran e forze della Repubblica Islamica. Gli scontri sono avvenuti tra Towhid Street e Keshavarz Boulevard, quando la polizia ha cercato di fermare le persone dall’entrare nel parco Laleh per partecipare a una manifestazione organizzata dalle madri di coloro che sono stati uccisi, durante le rencenti proteste. Avevano anche organizzato di onorare la memoria di Neda Agha Soltan.
Nel frattempo, i negozianti del Bazaar hanno indetto uno sciopero. Il Bazaar oggi è praticamente chiuso, anche la parte dei tappeti.
Venerdì 26 Giugno alle 11, i residenti del distretto di Janat-Abad, a ovest di Tehran, hanno tenuto una protesta gridando “Morte al dittatore” e “Morte a Khamenei”. Ci sono stati continui scontri con le forze oppressive del regime fino alle 2 del pomeriggio. Sono stati arrestate almeno 11 persone e trasferite in una località sconosciuta. Parenti e amici di coloro che sono stati uccisi, e migliaia di altri residenti di Tehran si sono riuniti nel cimitero di Behesht-e Zahra in memoria dei caduti. Nonostante la forza di polizia consistente, centinaia di persone Giovedì hanno acceso candele al sito di sepoltura di Neda Agha Soltan per la sua memoria e quella di tutti gli altri manifestanti morti.
La Repubblica Islamica sta impedendo alla gente la sepoltura dei loro cari nella sezione familiare di Behest-e Zahra. Li sta forzando a seppellire i loro parenti in un campo separato.
Sempre Venerdì, la polizia è entrata in ogni casa con una parabola satellitare, a nord di Tehran, minacciando i proprietari. Nel distetto di Niavaran, le forze di sicurezza hanno avvertito queste persone che le parabole devono essere rimosse pena la confisca.
Il corpo di Kianoosh Asa, un ingegnere chimico studente dell’Università di Scienza e Tecnologia di Tehran, è stato trovato 10 giorni dopo la sua sparizione, portando segni di torture. Kianoosh era scomparso il 15 Giugno dal dormitorio dell’università.
La sua famiglia ha trovato il corpo in un obitorio. Il regime si è rifiutato di consegnare il suo corpo, dicendo che è stato segnato come non identificato, in quanto la persona non aveva documenti quando è stato trovato.
Come comunicare in modo sicuro in un ambiente repressivo

Su uno dei twitter delle proteste iraniane, uno di quelli sicuramente in mano ai manifestanti e utilizzato da molti come fonte, c’è il link ad uno studio interessantissimo, pubblicato sul blog iRevolution, portato avanti dal Fletcher Summer Institute, un istituto di cultura non-violenta. Lo studio, in inglese, riguarda le tecniche per aumentare la propria sicurezza nella comunicazione in un regime repressivo, come quello iraniano appunto.
Ma non solo. Ho tradotto una parte significativa, a volte facendo dei riassunti, ma ho lasciato tutti i punti intatti. L’unica parte rimasta in inglese è quella più tecnica, che riguarda software etc di camuffamento. Chissà che ne avremo bisogno anche noi fra poco. Tra i tanti suggerimenti, quelli di non farsi identificare sui social network e sui blog.
Molti sono praticabili sono in casi estremi, come nelle dittature repressive militari, altri invece sono adattabili alla nostra realtà quotidiana. In alcuni casi anche gli americani potrebbero trarne vantaggio.
Da uno “Studio avanzato sui conflitti non violenti” emerge un’analisi su come comunicare in modo sicuro in un ambiente non permissivo o repressivo.
Il movimento non violento deve rimanere attivo e offensivo, stabilizzandosi su una tempistica almeno uguale a quella del regime. Se l’azione rallentasse un attimo, il regime avrebbe la possilità di entrare in vantaggio, e viceversa. Un principio presente anche nell’Arte della Guerra di Clausewitz.
I movimenti di resistenza non violenta sono solitamente guidati dagli studenti o persone giovani, che ora sono nativi dell’era digitale. Con l’espandersi di cellulari, social network e piattaforme online per contenere blog, il costo finanziario per parlare contro il regime repressivo è praticamente nullo. Per questo sono così utilizzati e lo saranno sempre di più.
Allo stesso tempo, le possibiltà di venire presi sono alte, specialmente per quegli attivisti politici che hanno un background nella sicurezza digitale. Tuttavia, i giovani non sono così coscienziosi dei rischi che attraversano, rispetto alla controparte adulta.
I regimi, chiaramente, diventano sempre più sofisticati nel filtrare, censurare, monitorare le nuove tecnologie – di solito in buona compagnia con aziende come l’americana Cisco – per distruggere i movimenti di resistenza.
Per quanto i regimi stiando diventando intelligenti, ci sono sempre delle falle nei controlli. Durante le recenti violenze in Iran, per esempio, facebook.com era bloccato, ma non facebook.com/home.php.
I nuovi media, in ogni caso, sono sempre visti come una minaccia e di conseguenza si prova a bloccarli prima che facciano danni.
E’ incredibile il numero di attivisti politici nei regimi repressivi che non sono consapevoli dei rischi seri che corrono usando i loro cellulari o Internet per comunicare con altri attivisti. L’unico modo per diminuire questi rischi è stare sempre un passo avanti al regime, ma la maggior parte degli attivisti non sono astuti dal punto di vista tecnologico.
Ci sono diversi modi per migliorare le tattiche e le tecnologie per la propria sicurezza. Un primo punto importante è accelerare il processo di apprendimento. Piuttosto che le gerarchiche, centralizzate strutture dei regimi repressivi, i network hanno più flessibilità e riscontri immeditati, che li fanno più adattabili.
Le tattiche di sicurezza digitale sono molte. Per esempio, essere sicuri di pagare per una Sim card in contanti e fuori dalla vista di telecamere di sicurezza è una tattica senza necessaria tecnlogia che incrementa le chance di stare al sicuro. Anche rimuovere la batteria del cellulare per evitare di essere geo-localizzati è una tattica simile.
Le tattiche che riguardano i cellulari sono per esempio queste.
- Comprare il cellulare lontano da dove si vive. Non comprare ultimi modelli, ma tenersi sulla semplicità, e che non permettano l’installazione di applicazioni esterne. Usare contanti per comprarli, così come per le SIM card. Evitare i centri commerciali e comprare invece in negozi piccoli o di seconda mano, che non hanno solitamente telecamere di sicurezza. Non dare i veri dati se chiesti.
- Usare SIM card multiple e molteplici apparecchi, e usare solo ricariche di volta in volta.
- Se non volete essere localizzati, rimuovere le batterie dai cellulari, e tenere la SIM card fuori dal telefono se non utilizzata, e conservarla in posti differenti. Utilizzare il cellulare in un veicolo in movimento riduce la possibilità di essere localizzati.
- Non dire mai niente che potrebbe incriminarvi.
- Utilizzare un codice
- Utilizzare gli squilli invece degli SMS ovunque possibile. Gli SMS sono visibili dagli operatori telefonici, inclusa la località, il cellulare e le identificazioni della SIM card. Secondo un recente articolo, il governo cinese ha fondato 2800 centri di sorveglianza per SMS sparsi per il paese per controllare e censurare i messaggi testuali.
- Usare nomi falsi per la rubrica e memorizzare i numeri più importanti. Cancellare frequentemente i messaggi e la cronologia delle chiamate. I dati sul telefono sono cancellati definitivamente solamente se vengono sovrascritti da altri dati. Se possibile non conservare SMS e chiamate.
- Non portare il cellulare ad incontri perché potrebbero essere modificati in potenziali ascoltatori / dispositivi per rintracciare. Gli operatori telefonici possono attivare in remoto un telefono come un registratore, senza guardare se qualcuno sta usando il telefono oppure che sia addirittura acceso. Questa funzionalità è attiva almeno sui network degli USA.
- Gli operatori possono anche accedere ai messaggi o ai contatti nella SIM card.
- I virus per i cellulari possono spandersi facilmente con la tecnologia Bluetooth, quindi dovrebbe essere disattivata se non utilizzata.
- Usare il Bluetooth per scambiare immagini etc può essere pericoloso. Allo stesso tempo, è difficile incriminare una persona ed è un buon modo per scambiare informazioni quando il network e Internet sono chiusi.
- Le SIM e i cellulari rintracciati è meglio bruciarli. Non è sufficiente distruggere la SIM e riusare il cellulare.
Le fotocamere digitali
- Tenere il numero di fotografie sensibili al minimo
- Aggiungere molte fotografie, specie di paesaggi, che non costituiscono alcuna minaccia
- Tenere la batteria fuori se non utilizzata, così da non poter essere accesa da altri
- Far pratica di fotografia senza guardare il monitor
Computer / Portatili
- Usare passphrases – password come frasi – per tutti i dati sensibili
- Tenere i dati più sensibili su dischi USB e trovare dei posti sicuri per nasconderli
- Avere un piano per eventualmente distruggere fisicamente o sbarazzarsi del computer se in pericolo
Memorie USB
- Comprare memorie USB che non assomiglino a delle vere memorie
- Tenerle nascoste
Comunicazione via e-mail
- Utlizzare un codice
- Usare passphrases invece di password e cambiarle regolarmente. Usare lettere, numeri e altri caratteri e farli complessi. Non usare informazioni personali. Non usare la stessa password per diversi siti.
- Non utilizzare mai il nome vero per gli indirizzi e-mail e usarne molti di indirizzi.
- Eliminare vecchi account e-mail regolarmente e crearne di nuovi
- Conoscere le politiche di sicurezza e privacy dei provider e osservare ogni cambiamento
Browser e siti web
- Spegnere, chiudere Java e altri potenzialmente add-on maliziosi
- Imparare gli indirizzi IP dei siti più visitati in modo che la cronologia del browser mostri solo numeri e non nomi
- Quando si naviga su un computer pubblico, cancellare i dati privati – cronologia di ricerca, password, etc – prima di andar via
- Quando ci si registra su un account su cui si sa di dover dare notizie sensibili, non usare l’indirizzo e-mail personale e non dare informazioni personali
- Non fare il download di alcun software che viene da un pop-up, possono essere malevoli e attaccare il computer o registrare le azioni online
- Non effettuare il login ad alcun sito sensibile mentre si ha un altro sito aperto
VoIP (programmi di telefonia online come Skype)
- Solo perché si parla online non siginifica non siete sotto sorveglianza
- Come per i fissi o il cellulare, utilizzare un codice, non dare dettagli salienti, non dire frasi incriminose.
- Ricordare che quando si fanno attività online, si può essere sorvegliati utilizzando tecniche off-line. Non importa che usate un VoIP criptato in un cyber-cafe, se la persona a fianco a voi è un ufficiale di polizia sotto copertura.
- Quando possibile, non fare chiamate sensibili in un cyber-cafe. Sarebbe troppo semplice per qualcuno stare ad ascoltarvi. Se dovete, utilizzate un codice non interpretabile da esterni.
Blog e siti di social network (come Facebook)
- Conoscere le leggi nel vostro paese circa la responsabilità, le diffamazioni, etc
- Quando vi iscrivete ad un blog dove pubblicherete materiale sensibili, non utilizzare dati personali né l’e-mail privata
- Nei post e nel profilo, non mettete l’immagine vostra o dei vostri amici, non usate il nome reale, non date dettagli che aiuterebbero ad identificarvi (città, scuola, datore di lavoro etc.)
- Piattaforme per i blog come WordPress consentono di pubblicare un post ad una data precisa. Usare questa funzione per auto-pubblicare in un giorno diverso quando siete lontani dal computer
- Nei social-network, creare un account per l’attivismo sotto un falso ma veritiero nome, in modo che l’account non possa essere cancellato, ma non ditelo ai vostri amici. L’ultima cosa che volete è che qualcuno vi taggi in una foto dando la vostra identità.
- Anche se cancellare il vostro account da un social-network, i vostri dati rimarranno, quindi fate molta attenzione a prendere parte in azioni politiche online.
- Mai partecipare in un gruppo sensibile con il vostro account reale.
- Non usare servizi a pagamento. La carte di credito può far risalire all’identità.
File sharing – condivisione di file
- Usare un account Gmail condiviso con una comune passphrase e semplicemente salvare le e-mail invece di mandarle. Cambiare la passphrase mensilmente
- Per condividere online, non mettere etichette a dispositivi di memoria – cd, memorie usb – con il contenuto reale. Se masterizzate un cd con un video illegale o un software o altro, scrivetevi un’etichetta di un album.
- Non lasciate i dispositivi dove possano essere facilmente trovati, se il vostro ufficio o casa possono essere perquisiti – come un su un tavolo, o una scrivania.
- Tenete copie dei vostri dati su due memorie USB e tenetele nascoste in posti differenti
- Quando pensate di posti sicuri, considerate chi potrebbe avervi accesso.
- Non viaggiate con dati sensibili con voi, a meno che non sia assolutamente necessario. Se lo è, siate sicuri di nasconderli su di voi e camuffarli – etichettate un cd di dati con un nome di album pop
Internet café
- Sappiate che siete guardati
- Sappiate che i computer hanno chiavi di rintracciamento e catturano le schermate, gli screenshots
- Evitate i cyber café senza un’uscita facile, e abbiate un eventuale piano in caso di uscita rapida.
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