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Anche la Francia nell’affare somalo?

Vari soldati stranieri a bordo di un elicottero da guerra hanno attacco delle milizie in Somalia, uccidendo almeno due persone. Secondo le testimonianze del posto, le insegne erano francesi.
L’obiettivo era un veicolo che trasportava milizie islamiche del gruppo al-Shabab (letteralmente “la Gioventù). Questo gruppo è stato fondato nel 2004 e si sviluppato nella perdita di potere delle Corti Islamiche per causa del Governo federale di transizione e dei suoi alleati, principalmente l’Etiopia, durante la guerra in Somalia (2006-2009).
Il gruppo è formato anche di diversi mercenari ed è stimato in grandi numeri, dalle 3000 alle 7000 unità. Alcuni è stato dichiarato di aver avuto addestramento in Eritrea.
L’incursione, avvenuta nella città costiera meridionale di Barawe, non ha lasciato solo due cadaveri, altre persone , sono state prelevate e portate via.
Il portavoce delle forze militari francesi ha negato ogni coinvolgimento nell’operazione. Ha detto che le forze francesi nell’area sono impegnate solamente a contrastare i pirati sulla costa, e che non intervengono sulla terraferma. Che sia stato un prestito di un mezzo ad altre forze militari? Forse era il più vicino all’operazione.
Un anziano del villaggio ha detto che quattro diversi elicotteri hanno preso parte all’attacco.
Commandos francesi hanno già fatto diversi interventi in Somalia, per recuperare loro concittadini da pirati o milizie. C’è inoltre una base militare francese nel vicino Gibuti. Ma è diverse settimane che il cittadino francese in ostaggio dalle milizie è riuscito a liberarsi.

14 Settembre 2009 Pubblicato da ecultic | Africa | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Chi complotta contro la Turchia?

Le armi trovate durante uninvestigazione per questo presunto complotto a Gennaio

Le armi trovate durante un'investigazione per questo presunto complotto a Gennaio

Il 12 Giugno il quotidiano turco Taraf, liberale e spesso critico verso i militari, ha pubblicato un documento sulle sue pagine. Era scritto che proveniva dall’ufficio di un generale, firmato da un alto ufficiale della marina.

Il documento allegato, intitolato “Piano di azione per combatttere il fondamentalismo” descrive piani per screditare l’AKP, il partito del primo ministro Erdogan, ora al governo, attraverso una campagna mediatica,  fomentare divisioni all’interno del partito stesso e l’opposizione nazionalista contro il governo, e nascondere armi – da poi far trovare -in abitazioni utilizzate dal predicatore musulmano Fethullah Gulen, per suggerire che il movimento religioso sia inserito in attività militanti.

Avevamo già parlato dei pericoli di questo complotto, chiamato Ergenekon, per la democrazia in Turchia. Questo documento dà da una parte nuove fondamenta all’ipotesi di qualche macchinazione per rovesciarla, dall’altra getta ancora più confusione su chi lo voglia veramente fare.

La stampa turca alluscita dello scandalo di complotto

La stampa turca all'uscita dello scandalo di complotto

La pubblicazione sembra la dichiarazione per un lento colpo  di stato. Si parte dal presupposto di screditare il presente governo dell’AKP, eletto nel 2002 e poi riconfermato nel 2007, cercando di creare divisioni all’interno dello stesso. Lo scopo del ritrovamento del documento potrebbe essere prorpio questo. Ma ora ci stanno indagando sia il governo che gli stessi militari.

Il capo dell’esercito si è incontrato con Erdogan per discutere della questione. Prima però ha rilasciato una dichiarazione affermando di negare ogni appartenenza a questo progetto o documento e, se verificato come originale da parte di questi militari, si dissocia comunque in ogni forma.

Per quanto nella storia turca abbiano rovesciato governi per difendere lo stato laico, ora l’esercito sa che deve tenere conto del parere della popolazione. La quale appoggia i militari come difensori della patria, ma come si è visto nel 2007, non gradisce più interferenze nella politica del paese. Quando l’esercito in quell’occasione aveva minacciato di intervenire, nel caso fosse salito al potere un partito islamico, ha fatto infuriare la massa che si è schierata unita contro un intervento.

Il complotto generale si inserisce nel contesto delle riforme dell’AKP. Se dal 2002 al 2007 il partito si è presentato come riformista, seguendo un cammino verso l’entrata nell’Unione Europea, nelle elezioni successive qualcosa è cambiato. Il partito è diventato più conservatore e più populista, cercando in modo molto gentile di introdurre degli ordinamenti “islamici”. Ricordo quello molto dibattuto della possibilità di portare il velo nelle università turche, prima vietato, oppure leggi contro gli alcolici. Nelle amministrative che si sono tenute un anno dopo, l’AKP ha perduto il 9% dei consensi. Le promesse sono state tante, ma poche quelle mantenute.

Ottobre 2008. Manifestazione davanti alla prigione dove sono agli arresti di alcuni complottanti. Lo slogan dice: Il complotto sarà sventato, lAmerica perderà, la Turchia vincerà

Ottobre 2008. Manifestazione davanti alla prigione dove sono agli arresti di alcuni complottanti. Lo slogan dice: Il complotto sarà sventato, l'America perderà, la Turchia vincerà

Probabilmente dietro questo documento ci sono alcuni nazionalisti, militari o civili non si sa ancora. Per i militari sarebbe stato stupido far trapelare, e ancor prima comporre, in via ufficiale uno scritto così scottante. Se avessero voluto fare un colpo di stato, l’avrebbero fatto subito. Ma la popolazione è contraria.

Inoltre, non solo il governo ma altri settori della società sono screditati, come alcuni artisti, giornalisti, medici. Quello che la popolazione, soprattutto i giovani turchi temono, è un’infiltrazione molto graduale ma continua di elementi di una setta religiosa nel governo. Sembra infatti comprovata, nel corso del tempo,una pressione molto morbida per introdurre elementi di una moralità sociale conservatrice. Forse nell’AKP ci sono già due correnti, una che prova a far passare questi provvedimenti, e una più riformista, messa un po’ in disparte.

La paura è che questi elementi trasformino gradualmente la Turchia da un paese secolare ad uno islamico, per quanto i princìpi del primo siano sanciti nella costituzione.

19 Giugno 2009 Pubblicato da ecultic | Europa, Islam, Medio Oriente, comunicazione, elezioni | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Democrazia in pericolo in Turchia

Le proteste di sabato 18 Aprile a Istanbul

Le proteste di sabato 18 Aprile a Istanbul

La Turchia è un paese noto negli ultimi tempi per i suoi tentativi di entrare nell’Unione Europea. Chi è favorevole, chi è contrario, chi vuole solo una partnership.

Ma è anche uno stato moderno, pieno di problematiche a causa della storia complessa che ha attraversato. Figlia dell’impero ottomano, poi rimessa in piedi dopo la prima guerra mondiale grazie alla rivoluzione di Ataturk, considerato il padre fondatore della nazione. Egli ha istituito uno stato secolarizzato, strettamente separato dalle frange politico-religiose. Infine, dopo la stagione dei colpi militari, la democrazia ha prevalso e si tengono regolari elezioni.

La Turchia è uno stato molto esteso che va dalla capitale culturale-economica Istanbul ai confini con la Siria e l’Iraq, in una parte considerata bollente a causa dei “guerriglieri” del PKK. Il loro leader, Ocalan, è ancora nelle prigioni turche.

Molti conflitti hanno segnato questa terra, fin dai tempi di Troia. L’ultimo è stato il breve conflitto con l’Armenia che ha provocato una strage, che si parli o meno di genocidio.

Il primo ministro Erdogan è stato eletto per la seconda volta l’anno scorso col suo partito, l’AKP, ispirato come corrente all’Islam. Se può sembrare strano per un partito politico, basta ricordarsi della nostra Democrazia Cristiana.

L’AKP ha dovuto sempre combattere con i “secolaristi”, ovvero coloro che non vorrebbero nessun immischiamento, seppur minimo, della religione con la politica. L’ultima lotta è avvenuta nel Marzo 2008, quando la Corte Costituzionale ha rigettato una petizione da un capo procuratore per mettere al bando il partito e 71 funzionari, inclusi il presidente Abdullah Gul e il primo ministro Erdogan, con l’accusa di cercare di stabilire uno stato Islamico.

Ora, sembra che la democrazia stia deragliando sempre di più. Forte di questa decisione, il governo si è fatto più spavaldo nel prendere decisioni drastiche. L’ultima delle quali sta accadendo proprio in questi giorni.

Continue proteste di migliaia di persone avvolgono Istanbul. Il 18 Aprile più di 5000 persone hanno sventolato bandiere turche, portando ritratti del vecchio leader Mustafa Kemal Ataturk, e gridando ad una voce che “la Turchia è secolare e rimarrà secolare”.

Ma cos’è successo nell’ultimo anno?

Tutto fa parte di un complotto, o forse no. Sicuramente riguarda la lotta tra i pii Musulmani che governano con Erdogan e l’elite secolare guardata da sempre dai militari.

Più di 200 persone sono state arrestate nell’ultimo anno. Praticamente, dopo che l’AKP è stato sciolto dall’accusa di islamizzazione, è partita una caccia alle streghe a chi ha voluto “destabilizzare” il governo. Da una parte è andata verso chi in effetti non ama la democrazia, ma dall’altra parte ha cominciato a fare piazza pulita degli oppositori.

Tutto ciò è noto come caso Ergenekon: una frangia nazionalista il cui scopo sarebbe fomentare il caos e forzare un colpo militare. Ergenekon è il nome di una terra patria ancestrale e leggendaria dei Turchi.

Mehmet Haberal

Mehmet Haberal

Le proteste di Sabato sono state indette dopo che le autorità questa settimana ha fatto dei raid nelle case e negli uffici di dozzine di persone, inclusi professori universitari come Mehmet Haberal, rettore e possessore dell’Ankara Baskent University, e presidenti di organizzazioni secolari non-governative che sponsorizzano studenti delle famiglie povere.

Haberal, 65 anni, che possiede anche una stazione televisiva pro-secolare, è stato portato all’ospedale a causa di un attacco di cuore, dovuto alla notizia del suo arresto. Haberal ha organizzato degli incontri con dei componenti dell’opposizione al governo, con l’intenzione pubblica di formare un nuovo movimento o partito politico.

L’indagine verso Ergenekon è iniziata nel 2007 quando la polizia trovò un deposito di munizioni nella casa di un militare in pensione. Da lì il passo è stato breve. Ergenekon è inoltre accusata di attacchi verso un giornale e un tribunale, e un complotto per uccidere il primo ministro e l’autore Orhan Pamuk, premio Nobel. Ricordo come invece quest’ultimo sia stato preso di mira proprio dal governo a causa delle sue dichiarazioni riguardo i curdi.

I legali dichiarano che dozzine di ufficiali militari, ufficiali di polizia, giornalisti e professori hanno complottano un colpo di stato. Oltre a molti politici dell’opposizione.

Il Partito Repubblicano, o CHP, e il Partito del movimento nazionalista, o MHP, hanno criticato il corso degli eventi dell’investigazione Ergenekon.

Come mi dice anche Banu, una ragazza da Istanbul, il processo Ergenekon è una mossa politica, non giuridica. E’ mossa dai politici con obiettivi politici. Se c’è questa organizzazione, chi l’ha fondata e diretta? Ora, più di 100 persone sono incluse nel processo.

Nessuno sa quale sia lo scopo di Ergenekon, ma c’è l’intenzione di espandere il caso per coprire vari segmenti della società. Il caso ha perso le sue caratteristiche giuridiche e si è allargato per coprire molte figure irrilevanti al caso stesso.

19 Aprile 2009 Pubblicato da ecultic | Europa, Islam, diritti umani, elezioni | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Olio d’oliva, opposizione e Gaza

Martedì, ho scritto al mio amico e qualche volta dotte Miriam Garfinkle, per dirle che sto finendo l’olio d’oliva dalla Palestina, che lei vende. E’ di solito dilingete, a volte fanatica, a riguardo. Le porta calma, dice,  perché è cresciuta sempre più angosciata dall’occupazione israeliana, là, e sempre più immersa nelle azioni dissidenti Ebree . Non ho sentito altro da lei.

Poi, Mercoledì, ho visto alle notizie che era in un gruppo di donne Ebree che avevano occupato il consolato Israeliano a Toronto, in una protesta simbolica contro la rioccupazione, o “incursion”, dei militari Isreaeliti dentro Gaza. L’olio d’oliva, pure, è simbolico, dei molti alberi là sradicati, e di un modo di vivere in gran parte distrutto con essi.

Più tardi, ho parlato con un amico Ebreo che mi dice che, quando legge le news da Gaza, le fa male lo stomaco. Ho chiesto perché. E’ un misto, dice: l’orrore che è fatto da Israele alla gente di Gaza, e la paura che la sua reazione porti a pensare ad un suo supporto ad Hamas, spiegato a distruggere Israele e uccidere Ebrei. Ho cominciato a dirle che il passato di Hamas è più complesso di questo, ma non aveva importanza. Queste sono questioni in cui sei portato dentro le tue emozioni, e la tua ragione segue le piste che portano alle viscere.

Eppure, questo tipo di Ebrei dissidenti ora si sta allargando. Non è più solo questione di individui. C’è un gruppo Canadese chiamato le Voci Ebree Indipendenti, che incluso le Donne Ebree contro l’Occupazione; il famoso NION (Not In Our Name – Non Nel Nostro Nome), etc. Un gruppo c’è anche nel Regno Unito, e altri in Sud Africa, Svezia, Francia, Italia, Germania, Belgio e Stati Uniti, in cui ha anche una nuova lobby Ebrea in Washington, J Street, fondata per andare contro la potente lobby Israeliana di destra, AIPAC. Questo livello di attività è oltre le voci solitarie come quelle di Noam Chomsky o, in Israele, Yeshaya Leibowitz nel passato, e Amira Hass o Avrum Burg nel presente.

(tratto da Globe and Mail,  by RICK SALUTIN )

9 Gennaio 2009 Pubblicato da ecultic | Italia, Medio Oriente, USA, comunicazione, diritti umani | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Mercenari non più fuorilegge in Iraq

I portavoci delle maggiori aziende di contractors hanno rifiutato di commentare il cambio di status legale in Iraq. Perché quando il parlamento Iraqeno ha approvato la decisione di ritiro delle truppe USA entro il 2012, ha affermato anche: d’ora in poi i contractors – ricordate i famigerati scandali della Blackwater? – non saranno più al di sopra della legge.

Alcuni dicono che le conseguenze non saranno prevedibili. Altre compagnie affermano che gli Americani in Iraq vorranno vedere come il governo iraqeno utilizzerà questo nuovo potere, e aspetteranno per vedere se ci saranno arresti arbitrari o corti corrotte a prendere decisioni, prima di decidere se stare o meno.

Il primo effetto? La fuga. Ora lavorano circa 170.000 contractors, o mercenari, sia per i militari che per altre agenzie. Molti di più che il numero totale di soldati americani. Ma solo il 17% appartengono agli USA. Metà sono iraqeni, il resto sono di paesi terzi. Senza più l’immunità legale, il numero degli Americani potrebbe precipare velocemente.

Nessuno sa esattamente come questa ordinanza verrà applicata. Un goveno che non ha il controllo totale nemmeno nella capitale non è chiaro come potrebbe efficacemente contrastare atti illegali esterni. Il punto semmai è se questa decisione sarà retroattiva. Ovvero, se tutti i contractors che hanno commesso impunemente crimini saranno giudicati in territorio iraqeno e, se sì, da chi.

Le implicazioni dell’immunità di questi mercenari non si basano solo su una presunta necessità, se non obbligo, del loro utilizzo per il controllo del territorio. In questi anni di guerra più o meno scoperta più di 1000 contractors sono stati uccisi. Semplicemente, dicono, tolta l’immunità “non si sarebbe in grado di prendere se non la gente più disperata a fare questo lavoro, cadendo sotto le loro ridicole leggi”. “Loro, gli iraqeni, non sono in grado di governare se stessi e ora vogliono giudicare e governare i contractors.”

Altri ufficiali di sicurezza dicono invece che “se non si commettono azioni che vanno anche oltre le regole d’ingaggio USA, non ci dovrebbe essere niente di cui preoccuparsi”. Sicuramente di fronte al supposto pericolo imminente soldati dal grilletto facile tendono a sparare, senza fare domande. Quale sarebbe il problema dunque di togliere dalla circolazione questi mercenari, e spendere questi soldi per addestrare e mantenere normali forze di polizia?

(fonte: NYT, Stars and Stripes)

6 Dicembre 2008 Pubblicato da ecultic | Asia, USA, comunicazione, diritti umani | , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.