Il Nepal sceglie il nuovo leader. Capo di coalizione di ventidue partiti.

Il nuovo premier
Ore di fuoco in Nepal. Dopo le dimissioni di Prachanda in Nepal il 4 Maggio, una bomba è esplosa in una chiesa cattolica, provocando due morti e almeno 12 feriti.
Lo scoppio è avvenuto nel sud della capitale Kathmandu a poche ore dalla proclamazione del nuovo primo ministro. Non ci sono state rivendicazioni per ora, ma si sostiene che la bomba sia stata posizionata da un gruppo estremista indù che vorrebbe il ritorno della monarchia, il Nepal Defence Army.
Al potere ora in Nepal è salito il leader veterano comunista Madhav Kumar Nepal, unico candidato. La sua elezione è stata senza opposizione in quanto i maoisti hanno deciso di boicottare ogni voto. Kumar Nepal sale al governo di una coalizione di 22 partiti, che riescono a costituire una maggioranza parlamentare e che hanno evitato la crisi di governo.
I maoisti hanno classificato la nuova formazione come “una farsa”. In ogni caso non intendono riprendere i combattimenti, per ora.
Non ne avranno bisogno. Senza il loro appoggio, di largo consenso popolare come dimostrato nelle elezioni, la coalizione così frammentata non tarderà molto a disgregarsi in mezzo a lotte interne di supremazia.
Gli aranceti dell’Himalaya minacciati da un virus

La bandiera del Bhutan
Il Bhutan è un piccolo paese asiatico, schiacciato tra India e Cina, a est del Nepal. E’ grande, più o meno, come Sicilia e Calabria messe assieme. Territorio montuoso alla fine della catena Himalayana, ha 600.000 abitanti. I Bhutanesi chiamano il loro paese Druk Yul, che significa “Terra del drago tonante”.
La Thailandia è appena più a sud. Solo uno degli stati indiani li separa. Sembrerebbe strano per noi dove, nei nostri supermercati, abbiamo arance che provengono specialmente dalla Spagna o, pur se destinate all’estero, dalla Sicilia appunto.
Eppure è proprio la coltivazione di arance un punto comune tra il Bhutan e la Thailandia. Un altro elemento condiviso è lo Huanglongbing (HLB) virus.
Gli aranceti sono molto diffusi in tutta la catena himalayana, e molti stati sono preoccupati per il diffondersi di questo virus, che ha già devastato i raccolti thailandesi. E’ trasmesso da una piccola mosca che prospera con le foglie degli alberi di arancio.
E l’arancia è il primo genere di esportazione in tutte e quattro le provincie del Bhutan, vendute soprattutto al vicino Bangladesh. Ma arrivano anche in Europa.
Negli ultimi anni i raccolti hanno registrato grandi aumenti di profitti, ma ora i contadini temono che perderanno tutto e diventeranno mendicanti.

Una mappa del Bhutan
Il virus sembra sia letale per le piante. L’infezione è così severa, dicono gli scienziati, che alla fine uccide tutto l’albero. Nella provincia di Puankha sono state distrutti il 70% degli aranceti, mentre le altre provincie sono comunque severamente colpite. In Chukha tutta la regione di crescita è stata spazzata via.
La minaccia è seria e rischia, senza contromisure, di devastare l’economia di questo paese. Dai 300 camion usuali di arance annualmente, quest’anno si è passati ai 15, ha detto il dr. Sangay del Centro nazionale di protezione delle piante (NPCC). E la situazione potrebbe peggiorare.
I contadini si prendono cura, ma i proprietari terrieri sono per lo più assenti e non prestano attenzione al controllo delle piantagioni e dei frutteti. Un problema in più sono i frutteti abbandonati e illegali, che non sono soggetti ad alcun tipo di controllo. Anzi, si presume che proprio da questi sia partito il virus.

Le arance del posto insieme a dei biscotti
Il governo del Bhutan ha ordinato la creazione di un team investigativo per controllare questa epidemia. Se necessario, è stato dato ad esso il diritto di multare i contadini tra 5000 e 50000 Ngultrums (tra i 60 e i 600 euro, una cifra enorme per i bassi salari della regione) se non attueranno le raccomandazioni contro il virus.
E’ stato proposto inoltre che i frutteti illegali i cui proprietari non siano rintracciabili siano suddivisi tra i contadini senza terra, per essere meglio sfruttati.
Il centro per la protezione delle piante del Bhutan ha,inoltre, messo a punto un piano d’azione che comprende un training allo sviluppo, la quarantena di piante, un vivaio a prova di insetti e ripiantagioni nelle zone colpite.


E’ tutto vero
Non c’è possibilità di trucco o inganno, questa volta. Questa volta, sospetti o meno, il PDL ha vinto con regolarità.
Io emigro. In realtà no, non ho l’intenzione, e andare all’estero per tempo indefinito è solo una scusa per stare un po’ lontano da questo Paese soffocante, senza aspettative e ora quasi senza più speranze, almeno per i prossimi anni.
Veltroni non era meglio di molto, ma avrebbe portato -forse- alcuni cambiamenti positivi (e tanti altri no). Il PDL ne porterà, sempre secondo la mia opinione, molti negativi. Il precariato peggiorerà, l’economia del Paese sprofonderà, le promesse non saranno mantenute ovviamente, la mafia dilagherà, la giustizia smetterà definitivamente di esistere grazie alla sua “riforma”. Io, per ora, posso dire che scappo. Anche se credo che non si debba abbandonare il proprio Paese a se stesso – senon altro per quei milioni di italiani onesti- è il momento di un esilio volontario, in attesa che qualcosa si possa fare. Ma non ho intenzione di far come quegli italiani all’estero che criticano e criticano e stanno al di là della frontiera.
A parte questo, possiamo dire una buona notizia: da noi non c’è la pena di morte. E per fortuna, dopo la distruzione del partitino di Ferrara, non c’è rischio che venga messa in discussione come altri valori fondamentali.
Un rapporto di Amnesty è stato pubblicato ieri, sulle esecuzioni capitali nel mondo. Sono state più di 1200. A guidare la lista degli stati con il più alto numero di esecuzioni è la Cina, seguita da Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Stati Uniti. Da soli, questi cinque Paesi concentrano l’88 percento delle esecuzioni capitali di tutto il mondo. I paesi numeri uno degli USA, assieme agli USA stessi. Se non fa riflettere questo…
ps: incredibile ma vero, nelle elezioni in Nepal hanno vinto i maoisti… ecco che si forma una nuova repubblica semi-comunista. Nuovi nemici?
Nepal, nuova democrazia
Dopo decine di anni di guerra civile, il piccolo stato del Nepal si è recato al voto per eleggere i rappresentanti di questa nuova democrazia. La guerra ha contrapposto la parte monarchica (parlamentare) a quella maoista, in netta minoranza ma possidente di parte dell’est del paese.
Dopo anni di stallo, nel 2001 il re e la sua famiglia vennero uccisi in modo oscuro. Si installò sul trono il fratello, Gyanendra, da molti considerato coinvolto nella strage, e il Nepal venne sommerso dal caos. I maoisti lanciarono un’offensiva, venne proclamato lo stato d’emergenza. Nel 2002 lo stato non venne rinnovato, il Parlamento si sciolse e dovettero essere convocate nuove elezioni. La guerra continuò a più riprese fino all’estate del 2004, in cui i maoisti circondarono la capitale , Kathmandu. Il re nel 2005 proclamò nuovamente lo stato d’emergenza, stringendo la chinghia sulla popolazione e assumendo di fatto tutti i poteri. In seguito alle pressioni della comunità internazionale -il Nepal non possiede grandi ricchezze economiche appunto- indussero il re a revocare lo stato d’emergenza.
La guerra continuò fino al 2006, in cui il re fu costretto a ripristinare il Parlamento; partirono le trattative con la guerriglia per un cessate il fuoco e per la pace. Fu firmato un accordo per un governo di transizione con la partecipazione di membri della guerriglia. A più riprese, l’accordo è rispettato e violato. Infine, i maoisti decidono di lasciare il potere finché non sia abolita la monarchia. Cosa che poi è stata fatta. La monarchia è caduta, i maoisti sono entrati in Parlamente, seppur come minoranza. Ora agli elettori nepalesi la parola.
Intervistato dal New York Times, il leader dei maoisti, Prachanda, afferma che comunque andranno le elezioni, rispetteranno il patto che hanno fatto col popolo e con l’assembla costituente. Probabilmente saranno una forte minoranza. Il pre-elezioni è stato violento, molti seggi sono stati distrutti e ci sono state due vittime. I monarchici hanno sollevato grandi proteste, ma non solo loro. Tuttavia, gli osservatori internazionali constatano la regolarità delle votazioni.
Il Nepal ha anche altri problemi: il Paese è piccolo ma pieno di minoranze che ora cercano un riconoscimento. Un esempio viene dagli automisti madhesi, i quali una volta che si è creato un ambiente stabile, hanno paralizzato la società con uno sciopero di due settimane, ora risolto, che aveva minato il processo elettorale.
Lo sciopero era stato indetto da tre gruppi rappresentanti l’etnia madhese dominante nelle valli meridionali del Nepal (Terai) che chiedeva una maggiore autonomia regionale e una maggiore rappresentanza politica. C’è chi però rimane scettico: Kunda Dixit, redattore del ‘Nepali Times’, ha affermato che “l’acordo con i gruppi civili moderati risolve solo metà del problema, l’altra metà è cosa fare con i gruppi militanti”.
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