L’oppio afgano fa il giro del mondo sempre più velocemente
Secondo l’ONU, il commercio di eroina sta finanziando il traffico di droga, armi e il terrorismo internazionale per anni a venire. La causa? Negligenza dei paesi che operano nella zona
Le conseguenze della diffusione a livello mondiale dell’oppio afghano sono devastanti, ha dichiarato un rapporto delle Nazioni Unite.
Niente di nuovo, se non viene accompagnato da qualche dato. Il mercato dell’oppio vale 65 miliardi di dollari con una cifra – stimata secondo i consumi – di 15 milioni di dipendenti dalla droga. Uccide 100.000 persone all’anno. Dell’oppio di cui si sa ufficialmente l’esistenza in Afghanistan solo il 2% si sequestra ogni anno, a causa di corruzione, mancanza di controlli e di leggi. Anche la Colombia fa meglio, con il 36%. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che stanno morendo più Russi ora a causa della droga che soldati sovietici durante l’invasione del paese.
Vendite di armi alle stelle (e striscie). L’Italia subito dietro

Il commercio mondiale di armi (armsflow.org)
Anche se l’economia americana è in affanno, la vendita di armi e tecnologia bellica all’estero non si ferma. Gli Stati Uniti rimangono in prima posizione con un valore di quasi 11 miliardi di dollari di vendite, sicuramente una buona voce nell’import della federazione.
Chi ha comprato di più dagli Stati Uniti è Israele, per un valore di 1,3 miliardi di dollari. Queste armi, convenzionali o meno, sono quelle di cui l’ONU ha dichiarato l’illegittimità d’uso nell’ultima guerra, l’operazione Piombo fuso. Secondo l’agenzia con sede a New York, sono stati commessi vari crimini di guerra, come colpire deliberatamente con missili abitazioni o altre strutture civili, come la stessa sede delle Nazioni Uniti a Gaza. Oltre ad utilizzare bombe al fosforo bianco in zone densamente abitate.
Seguono ad Israele, come acquirenti, Arabia Saudita con più di 800 milioni di dollari – per difendersi da chi? Quanto è grande l’esercito saudita? – Corea del Sud con circa 800 milioni, Egitto con 788 milioni e Polonia con 733 milioni. Di quest’ultima è lecito domandarsi se abbia ancora paura dei vicini russi, sempre più interferenti. Considerando che è uno dei paesi volontari per installare il cosiddetto Scudo antimissile statunitense.
Pakistan e Iraq hanno pagato all’alleato d’oltreoceano 271 e 442 milioni di dollari in armamenti.
Seconda nella classifica si posizionerebbe la Russia. Secondo i dati dell’agenzia ‘Rosoboronexport’, le vendite si sono attestate intorno ai sette miliardi di dollari. Secondo altre fonti, però, seconda sarebbe l’Italia.
Già, la nostra economia procede ancora grazie alla mafia e alle armi. Sempre che non si tratti della stessa cosa. L’export italiano è stato per il 2008 di 3,5 miliardi di dollari. Se consideriamo questa cifra come un terzo di quella USA, e la piccolezza della nostra economia in confronto alla superpotenza, il fatto è incredibile.
Le vendite russe oscillano tra i 3,3 e i 7 miliardi per via del commercio illegale. Non tutte le armi sono infatti vendute per vie legali, visti anche gli intrecci geopolitici e le influenze russe più o meno nascoste nei governi di molti paesi.
Una novità consistente è che sono i Paesi in via di sviluppo ad aver aumentato in modo considerevole queste importazioni. Oltre il 70% del mercato americano, per un valore di 29,6 miliardi di dollari.
Ma anche dalla Russia. Tra i paesi che da sempre importano armi dalla russa Rosoboronexport, vi sono Algeria, Angola, Burkina Faso, Botswana, Etiopia, Libia, Marocco, Mozambico, Namibia, Sud Africa e Uganda.
Come un ritorno alla guerra fredda, dove le superpotenze armavano i vari stati gli uni contro gli altri. Contro chi si sta armando il Terzo mondo?
Non solo i Taliban in Pakistan. Un secondo conflitto

Tre leader politici sono stati sequestrati da un piccolo ufficio legale in Aprile a Turbat, in Pakistan. Incappucciati e bendati, sono stati portati in un camioncino che attendeva di fronte allo studio. I loro corpi, crivellati di proiettili e malamente decomposti nel caldo torrido, sono stati trovati cinque giorni più tardi.
I residenti del posto sono convinti che sia stato un lavoro dei servizi segreti Pakistani, e le morti hanno provocato una nuova scintilla per una rivolta lungo il Baluchistan, un’area molto vasta e irrequieta nel sud-ovest del Paese, dove il governo ha già dovuto affrontare un’altra ribellione nel 2006.
Il Baluchistan confina con il mare Arabico e l’Iran, ed è una regione ricca di gas. E’ la provincia più grande del Pakistan -occupa un terzo del territorio – e al suo interno vi sono cinque milioni di appartenenti alla minoranza etnica Baluch. I governi che si sono succeduti hanno raccolto dalla regione le risorse naturali, mentre hanno negato alla popolazione una fetta dell’aiuto internazionale e fondi per lo sviluppo. Questo ha portato infine a un movimento separatista dei nazionalisti Baluch.
Nel 2006 gruppi tribali hanno attaccato impianti di gas, linee elettriche e ferroviarie, oltre ad uccidere diversi ingegneri – cinesi – e vari soldati. Quando l’ex presidente Musharraf era andato a visitare la zona, otto razzi erano stati lanciati contro una cittadina della zona. Per reazione, era stato mandato l’esercito a presidere l’area.
Molti Baluch sono signori della guerra che danno ordini ai residenti e hanno ristretto il movimento e l’educazione delle donne. Inoltre, hanno cercato spesso di ostacolare le collaborazioni con il governo per la costruzione di scuole e ospedali, di cui c’è una carenza cronica.
Il presidente Bush aveva convinto Musharraf a dare più autonomia al Baluchistan. L’ex presidente si è reso colpevole di centinaia, forse migliaia di detenzioni segrete, sparizioni e torture di membri Baluch. Ma attivisti dei diritti umani dicono che questi abusi stanno continuando anche sotto il nuovo presidente Asif Ali Zardari, al contrario delle promesse di alleggerire le tensioni.

Per quanto l’insurrezione oggigiorno non sia al livello tale di quella talebana nel nord-ovest, il conflitto si sta inasprendo rapidamente. La preoccupazione, secondo politici e analisti, è che si apra un secondo fronte che potrebbe risucchiare risorse militari preziose, come gli elicotteri forniti dagli Stati Uniti.
Il governatore del Baluchistan attacca direttamente il presidente, dicendo che “quando provi a forzare la pace, otterrai una reazione”.
Dallo scorso Aprile, gli studenti della regione si rifiutano di cantare l’inno nazionale, mentre la sostituiscono con una canzone patriottica Baluch, e hanno sostituito nelle scuole e nei college la bandiera Pakistana con quella blu, rossa e verde dei nazionalisti Baluch. Per la prima volta sono scese in strada anche le donne, tradizionalmente segregate nella società Baluch.
I gruppi armati sono stati largamente repressi nella resistenza attorno a Turbat dal 2007, ma sono ancora presenti nel resto della regione e nelle colline intorno alla città, dicono dei residenti.
Anche il governatore, diretto rappresentante di Zardari nella provincia, ha espresso esasperazione per la passività con cui il presidente sta andando incontro ai bisogni della popolazione. Molti Baluch diventano di giorno in giorno più cinici sull’abilità del governo nel cambiare le cose.
Ora l’unica mossa che possono fare i politici è chiedere maggiore autonomia. Se falliranno, le opzioni rimanenti saranno di pensare alla liberazione o alla separazione.
Le truppe indiane lasceranno il Kashmir

Le truppe si ritireranno dal Kashmir, ha detto il ministro dell’interno dell’India. Non è stata fornita alcuna data per ora, ma la notizia è significativa.
La repubblica indiana, dopo le guerre con il Pakistan, ha lasciato sul suo territorio a maggioranza musulmana centinaia di migliaia di soldati, che nel corso di varie battaglie con la nazione vicina, hanno provocato decine di migliaia di morti e un senso di paura, o terrore, generalizzati tra la popolazione. Da più di 50 anni due guerre sono state combattute, con risultati praticamente nulli, e dal 1989 è in atto nel Kashmir una insurrezione separatista.
L’esercito è restato nella zona di confine con la responsabilità di tenere d’occhio la zona e impedire le infiltrazioni.
Il progetto è di rendere le forze di polizia locali responsabili per la sicurezza interna della regione.
L’esercito ufficialmente combatte anche le forze terroristiche. Ma ora la volontà è di farlo spostare dalle città, dove provoca vari movimenti di protesta.
I gruppi separatisti del Kashmir domandano da tempo il ritiro delle truppe e la cancellazione di leggi come l’Armed Forces Special Powers Act, che da poteri radicali all’esercito regolare. Anche questa proposta è stata presa in considerazione.
Le agitazioni delle ultime settimane nel Kashmir hanno portato la visita del Ministro dell’Interno. A fine Maggio sono stati trovati i corpi di due donne. Questo evento ha provocato vari incidenti tra manifestanti e forze di sicurezza, accusate di aver provocato le morti. La polizia ha detto che sta trattando il caso come stupro e omicidio. Il Ministro dell’Interno ha detto che il governo intende aprire un’inchiesta sull’incidente e punire i responsabili.
Negli ultimi tre anni la violenza nella regione amministrata dall’India è diminuita drasticamente. L’esercito diventa sempre meno utile a controllare qualcosa che sta scomparendo.
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