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Dopo le scarpe le uova. Lancio contro le banche irlandesi

L’Irlanda è uno dei paesi più colpiti dalla recessione mondiale. Coloro che si stavano sviluppando più velocemente, come anche la Spagna, sono caduti in modo precipitoso.

Zapatero, in un discorso pubblico, ha detto chiaramente quali sono le misure da adottare per riprendersi dall’aumento vertiginoso sia di disoccupazione, sia del debito pubblico. In primo luogo, lasciare stare il business dell’edilizia, troppo facile da scoppiare come bolla.

La crisi in Irlanda è dovuta, anche lì, alle banche. E durante una conferenza, presente Dermot Gleeson, amministratore della Allied Irish, si è dovuto abbassare per evitare dei missili. Non erano scarpe, ma uova. Non hanno centrato il bersaglio, ma si sono rotte sul logo della banca.

L’attacco  è stato compiuto dal pensionato Gary Keogh, che si è sentito in dovere di compiere questo gesto dopo che Gleeson ha provato a parlare ad un altro azionista. Keogh, che vive a Dublino,  è stato fatto allontanare tranquillamente dall’edificio.

Interrogato nel suo gesto da un giornalista, ha detto che era estremamente arrabbiato dopo aver perso la sua pensione, circa 18.000 euro, a causa della crisi economica sostenuta anche dalle banche irlandesi. Non poteva stare fermo mentre Gleeson li stava prendendo tutti in giro. “Tutto il consiglio di amministrazione dovrebbe essere sostituito da Topolino e Paperino”, ha aggiunto.

“E’ come un barile di mele. Mettetevi dentro dieci mele andate a male e cosa otterrete alla fine dell’anno? Un barile pieno di mele marce”

Un’altra azionista furiosa, Mary Clarke, ha aggiunto: “Tutta questione di amicizie, lavoro per i ragazzi, e voi avete derubato la gente anziana che vive nelle case di riposo oggi, e non possono permettersi di pagare per loro stessi. Dovreste vergorvi di voi stessi.”

Keogh ha detto che la sua pensione è stata distrutta per colpa di questa banca, la AIB, in quanto non può più vendere le azioni in quanto ormai inutili. Azioni comperate su loro stesso suggerimento, ormai da venti anni.

“Se non vivessimo in una società tollerante, il capo e il resto dell’amministrazione starebbero pendendo impiccati sulla strada”.

Guarda il video qui

A guidare la classifica degli incrementi percentuali del debito pubblico rispetto al Pil è l’Irlanda che tra la fine del 2008 e la fine di quest’anno registrerà, secondo le stime dell’istituzione di Washington, un incremento di oltre il 20%, seguita da Spagna, Germania, Regno Unito e Italia.

Il Fondo Monetario Internazionale, organismo di Washington, dichiara “crescenti preoccupazioni sulla solvibilità fiscale di alcuni stati membri dell’area euro a seguito del previsto aumento del debito pubblico associato con i costi della crisi finanziaria”.

14 Maggio 2009 Pubblicato da ecultic | Europa, economie | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Settimana corta? Negli USA, si va già oltre!

Non si tratta solo di settimana corta. Negli USA si va oltre, molto oltre. Nel paese in cui iniziò la crisi globale, i lavoratori non incrociano più le braccia, bensì ormai fanno spallucce.

Bisogna preservare i posti di lavoro, costi quel che costi, visto che il disastro, almeno a breve termine, è inevitabile. Le compagnie americane, già provate da un anno in cui tutti avevano il presentimento di star andando verso una recessione, avevano già cominciato a tagliare, o meglio a selezionare la forza lavoratrice. Mandando via gli scansafatiche. E ora? Non potrebbero mandare via i migliori. Dunque, una bella rammendata e via.

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Un numero crescente  di datori di lavoro stanno introducendo una settimana operatrice di soli quattro giorni, vacanze non pagate e licenziamenti “temporanei”, forzati o “volontari”. Aggiunto a tutto ciò, si parla di congelare le paghe, tagliare i fondi pensione e immettere turni di lavoro flessibili – di cui qui in Italia siamo ormai esperti, di cosa in realtà significhi. Questi imprenditori taglieranno i costi senza rimuovere forza lavoro.

In alcuni casi, gli stessi lavoratori sono d’accordo nei tagli. All’inizio di Dicembre il rettore del Senato di Facoltà della Brandeis University ha proposto ai 300 professori e istruttori di rinunciare all’1% del loro stipendio.Più del 30% hanno aderito volontariamente al taglio, che farà risparmiare almeno 100.000 $ e prevenirà licenziamenti per molti impiegati.

“Non è senza dolori, ma lo è relativamente e potrebbe aiutare un po’ di gente”, ha affermato. Queste tattiche non sono nuove nel sistema american. Ma la loro popolarità crescente negli ultimi mesi riflette le peculiarità di questa recessione, la sua rapida discesa in profondità e il cambiamento delle dinamiche globali.

L’elenco delle compagnie che stanno attuando questi rammendi include Dell (estensione delle vacanze non pagate), Cisco(chiuderà gli stabilimenti gli ultimi quattro giorni dell’anno), Motorola (tagli di salario), Nevada casinos (quattro giorni chiusi) e The Seattle Times, che prevede si risparmiare un milione di dollari con una settimana di licenziamento temporaneo per 500 lavoratori. Ci sono inoltre molte medie e piccole compagnie che stanno provando tali tattiche.

Per essere precisi,  questi sforzi sono molto meno diffusi che i veri licenziamenti, e i tagli delle paghe sembrano piuttosto rari. Oltre tutto, la paga all’ora media dei cosiddetti rank-and-file workers, ovvero della semplice classe lavoratrice che costituisce i quattro quindi della forza lavoro, è cresciuta del 3.7 % dal Novembre 2007, secondo gli ultimi dati del Dipartimento del Lavoro. Ed ecco la differenza con il nostro paese.

(articolo tratto dal NYtimes, che però non propone nessuna opinione di un qualche lavoratore, ma solo di imprenditori e di professori universitari. Ogni dato quindi va percepito con diffidenza.)

22 Dicembre 2008 Pubblicato da ecultic | Americhe, USA, comunicazione, economie | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

USA e Canada, un intreccio in una crisi senza sbocchi

Non c’è pericolo, le industrie automobilistiche non falliranno. E’ troppo pericoloso per l’economia americana, afferma Bush negli ultimi giorni di presidenza. Se il piano di 17 miliardi di dollari è stato bocciato dal Senato, ora si studia un piano per far entrare le tre compagnie in via di bancarotta, Ford, Chrisler e GM nel piano di salvataggio di 700 miliard di dollari approvato poco tempo fa, orginalmente per le banche. Certo, se la situazione  fosse più rosea si potrebbe aspettare il cambio di amministrazione e tentare ancora. Ma non c’è tempo, hanno dichiarato che hanno liquidità fino a fine mese. Poi, stop.

da sinistra, GM, United auto workers - che comprende anche il Canada - Ford e Chrysler

L’economia canadese è strettamente allacciata a quella statunitense, per quanto non possa sembrare a prima vista. Specialmente per quanto concerne l’automobile. Il Canada non possiede una dichiarata compagnia nazionale, e si appoggia su quelle dei vicini di casa. Non a caso, Detroit, sede principale delle tre case produttrici, confina direttamente col Paese della foglia d’acero. Il passaggio di confine di americani e canadesi è ovviamente molto frequente, viste le differenze economiche. Quasi come per gli italiani andare in Svizzera a fare benzina. A proposito, qui la benzina costa 0.75 dollari a litro, circa 50 cent di euro. Conveniente no? Negli Stati Uniti è ancora più economica.

se la crisi portasse il panico, sarebbe devastante per il Canada (by Globeandmail)

Tornando all’argomento precedente, il Canada e l’Ontario, regione di Toronto già con un debito di 164 miliardi di dollari – guarda qui -  finanzierà 3 dei 17 miliardi di dollari, dopo averne spesi già molti per evitare i rischi della crisi dei sub-prime appena “passata”. Le tre compagnie hanno diversi stabilimenti nel Paese e, se dovessero fallire, migliaia o decine di migliaia di persone resterebbero senza lavoro, portando anche il Canada in recessione economica. Per puntualizzare, essa è stata già dichiarata quasi ufficiale.

Intanto GM e Honda hanno già licenziato centinaia di lavoratori. Ciò evidenzia come la crisi dei crediti/debiti abbia praticamente congelato la vendita di auto e colpito tutte le compagnie. Tutti gli stabilimenti GM in Nord America saranno chiusi per il mese di Gennaio, così come alcuni impianti che producono veicoli sportivi. Uno stabilimento Chrysler in Windsor, Ontario, che produce mini-van chiuderà per l’intero mese e un altra fabbrica di automobili in Brampton, Ontario, chiuderà per le prime due settimane di Gennaio.

La buona notizia è che tutto ciò ha risvegliato il senso di appartenenza della classe lavoratrice in questo settore, che ha cominciato una settimana fa a scioperare negli stabilimenti in pericolo. Manifestando che i soldi sarebbero serviti sì per non chiuderli, ma che non avrebbero salvato gli operai dal licenziamento, hanno ottenuto, a detta loro a sorpresa, un paio di risultati. Quello che chiedevano, tuttavia, non era niente di eccezionale. Hanno preservato lo spirito americano, hanno gridato e chiesto solo quello che la legge garantiva loro, niente più: la retribuzione delle vacanze non conseguite, e 6o giorni di cassa-integrazione. E’ stato loro concesso. E ora?

Quanto potranno sopravvivere tre delle più grandi compagnie automobilistiche al mondo, con 17 miliardi di dollari, senza più persone che comprano macchine?

13 Dicembre 2008 Pubblicato da ecultic | Americhe, Canada, USA, banche, comunicazione, economie | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Perché l’Italia non fa la Rivoluzione?

In complemento riporto questo video da Youtube. Nickname autore: sovvertitor

9 Ottobre 2008 Pubblicato da ecultic | Italia, banche, comunicazione | , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.