I francesi depositano le scorie nucleari in Siberia. All’aria aperta

Le scorie nucleari sono un problema per tutti. Specialmente per noi italiani, ma anche per i cugini d’oltralpe. Accade infatti che, mentre in Italia le Regioni indicate come sedi di stoccaggio delle scorie future fanno ricorso, in Francia vi sono altri problemi.
Nel Belpaese non è impossibile far sparire i rifiuti tossici e radioattivi in zone sconosciute. In Francia si sta svelando uno scandalo colossale che sicuramente avrà delle conseguenze. La gestione elettrica delle centrali nucleari è affidata a Electricité de France (Edf), che si è scoperta stoccare una buona percentuale delle scorie, il 13% del totale, in Siberia.
Elezioni in Russia. Putin stravince, ma i concorrenti sono invisibili

Mentre gli Stati Uniti cercano l’accordo con la Russia per andare contro l’Iran, le elezioni nella federazione che abbraccia due continenti non sono un esempio di limpidezza democratica.
Domenica si sono svolte le elezioni amministrative, da Mosca alle città che si affacciano sull’oceano Pacifico. Circa 30 milioni di persone sono state chiamate a votare. I risultati hanno dimostrato che il partito di Putin, Russia Unita, ha stravinto praticamente ovunque. Le votazioni sono avvenute anche nel Caucaso, in Inguscezia e Cecenia.
L’opposizione ha denunciato brogli in ogni zona di voto. I partiti in competizione sono pochi, perché la maggior parte sono stati banditi oppure, in diversi casi, i loro rappresentanti minacciati o esiliati. A volte anche uccisi.
Nell’assemblea della città di Mosca, Russia Unita ha vinto con il 66% delle preferenze, mentre i Comunisti si sono fermati al 13%. Questi ultimi sono ora costretti a dare al Parlamento di Mosca tutti e 3 i loro posti – su 35 in totale – rafforzando ancora di più la mano del potente sindaco della capitale, Yuri Luzhkov.
L’opposizione aveva sperato che la crisi economica portasse voti a loro favore, ma non è stato così. Sembra abbia in realtà compattato ancora di più Russia Unita e portato altra acqua al mulino. I russi, dunque, hanno scelta chi già è al potere.

Putin e Kasparov
Oggi varie proteste sono scoppiate a Mosca contro i risultati. La polizia ha già reagito arrestando circa 50 persone che manifestavano. Il leader del movimento giovanile di opposizione, Roman Dobrojotov, e Lolita Tsaria, dirigente del Fronte Civico Unito di Kasparov – il leader politico di opposizione in esilio – sono tra gli arrestati.
Mentre gli organizzatori parlano di elezioni pulite, le proteste si fanno più incandescenti. Forse non ci saranno stati troppi brogli, ma quello che manca a questa democrazia, è la pluralità di partiti che possono opporsi a Putin. Chi si oppone, in un modo o nell’altro, viene fatto fuori.
Intanto in Russia la crisi economica si aggrava, la disoccupazione cresce senza rallentamenti, la popolazione è decimata dall’AIDS. Non si è ancora disintegrata solo grazie alle materie prime. Ma l’economia non si regge solo sui soldi che ha lo stato, anche su quante persone possono mangiare.
Vendite di armi alle stelle (e striscie). L’Italia subito dietro

Il commercio mondiale di armi (armsflow.org)
Anche se l’economia americana è in affanno, la vendita di armi e tecnologia bellica all’estero non si ferma. Gli Stati Uniti rimangono in prima posizione con un valore di quasi 11 miliardi di dollari di vendite, sicuramente una buona voce nell’import della federazione.
Chi ha comprato di più dagli Stati Uniti è Israele, per un valore di 1,3 miliardi di dollari. Queste armi, convenzionali o meno, sono quelle di cui l’ONU ha dichiarato l’illegittimità d’uso nell’ultima guerra, l’operazione Piombo fuso. Secondo l’agenzia con sede a New York, sono stati commessi vari crimini di guerra, come colpire deliberatamente con missili abitazioni o altre strutture civili, come la stessa sede delle Nazioni Uniti a Gaza. Oltre ad utilizzare bombe al fosforo bianco in zone densamente abitate.
Seguono ad Israele, come acquirenti, Arabia Saudita con più di 800 milioni di dollari – per difendersi da chi? Quanto è grande l’esercito saudita? – Corea del Sud con circa 800 milioni, Egitto con 788 milioni e Polonia con 733 milioni. Di quest’ultima è lecito domandarsi se abbia ancora paura dei vicini russi, sempre più interferenti. Considerando che è uno dei paesi volontari per installare il cosiddetto Scudo antimissile statunitense.
Pakistan e Iraq hanno pagato all’alleato d’oltreoceano 271 e 442 milioni di dollari in armamenti.
Seconda nella classifica si posizionerebbe la Russia. Secondo i dati dell’agenzia ‘Rosoboronexport’, le vendite si sono attestate intorno ai sette miliardi di dollari. Secondo altre fonti, però, seconda sarebbe l’Italia.
Già, la nostra economia procede ancora grazie alla mafia e alle armi. Sempre che non si tratti della stessa cosa. L’export italiano è stato per il 2008 di 3,5 miliardi di dollari. Se consideriamo questa cifra come un terzo di quella USA, e la piccolezza della nostra economia in confronto alla superpotenza, il fatto è incredibile.
Le vendite russe oscillano tra i 3,3 e i 7 miliardi per via del commercio illegale. Non tutte le armi sono infatti vendute per vie legali, visti anche gli intrecci geopolitici e le influenze russe più o meno nascoste nei governi di molti paesi.
Una novità consistente è che sono i Paesi in via di sviluppo ad aver aumentato in modo considerevole queste importazioni. Oltre il 70% del mercato americano, per un valore di 29,6 miliardi di dollari.
Ma anche dalla Russia. Tra i paesi che da sempre importano armi dalla russa Rosoboronexport, vi sono Algeria, Angola, Burkina Faso, Botswana, Etiopia, Libia, Marocco, Mozambico, Namibia, Sud Africa e Uganda.
Come un ritorno alla guerra fredda, dove le superpotenze armavano i vari stati gli uni contro gli altri. Contro chi si sta armando il Terzo mondo?
Due gravi attentati. Le violenze della Cecenia si spostano?

Yevkurov
Un attentato grave, in questi giorni di turbolenze. Il presidente dell’Inguscezia è stato colpito da una bomba, forse un attacco suicida, lunedì 22 Giugno. Il suo corteo d’automobili ha ricevuto in pieno l’esplosione, e almeno una delle sue tre guardie del corpo è morta. Il presidente, Yunus-Bek Yevkurov, che si stava recando al lavoro, è stato ferito e fonti dicono che sia stato portato in ospedale per essere operato d’urgenza.
Perché è un evento grave? L’Inguscezia è una delle repubbliche caucasiche nel sud della Russia. Una delle più povere, confina con la Cecenia, famosa per la guerriglia che è durata anni, e ha portato sulle nostre televisioni e giornali scene di inaudita violenza.
Ora non vi sono più notizie, più che altro perché l’attività dei ribelli è stata soppressa dall’uomo appuntato dal Cremlino, Ramzan Kadyrov, che ha versato molti soldi sulla regione, soppresso alcuni diritti umani e condotto una vera e propria campagna militare che ha stroncato ogni attività paramilitare. Ad Aprile è stata dichiarata la fine delle operazioni militare in Cecenia, anche se in realtà la violenza permea ancora la regione.
Nel vicino Dagestan, per esempio, all’inizio di questo mese il ministro dell’interno è stato ucciso con arma da fuoco durante il matrimonio della figlia di un collega.
Yevkurov, un ex militare d’intelligence russo, è stato nominato presidente dell’Inguscezia lo scorso autunno dal presidente russo Medvedev dopo delle turbolenze nel paese sotto il leader precedente. Yevkurov, in seguito, ha cercato di dimostrarsi meno dittatoriale del predecessore, incontrando l’opposizione e alcuni attivisti dei diritti umani. Non è il primo a subire a un attentato. Pochi giorni prima il capo della Corte Suprema della regione è stato assassinato. Medvedev, che si era appena recato nel Dagestan, ha sguinzagliato il FSB, gli omologhi russi della CIA, per fare luce sugli avvenimenti.
Il pericolo è che le violenze sedate in Cecenia si siano in realtà trasferite altrove. I gruppi militari, solitamente, quando perdono terreno si spostano in cerca di nuove basi più solide. E nelle poverissime repubbliche caucasiche di terreno fertile ce n’è in abbondanza.
Se si presentasse una situazione in Inguscezia come quella cecena, in cui abusi, torture e guerra erano all’ordine del giorno, sarebbe un fatto molto grave. L’Europa non dovrebbe commettere l’errore del silenzio ancora una volta, come è successo nella vicina regione.
Medvedev ha aggiunto che, oltre alle investigazioni, bisognerà “fare tutti gli sforzi necessari per rinforzare le leggi”.

Ma la violenza non si ferma qui.Un’altra espolosione, al confine tra la Georgia e la repubblica separatista dell’Abkhazia ha ucciso domenica 21 Giugno un autista e ferito un medico di una pattuglia con osservatori dell’Unione europea.
Sono circa 225 gli osservatori europei dispiegati dall’ottobre scorso per pattugliare li confini con Abkhazia e Ossezia del Sud, dopo che la Russia ha respinto un attacco georgiano sull’Ossezia del Sud nel corso di cinque giorni di guerra nell’agosto 2008.
Il 22 Giugno, invece, un’altra esplosione al confine con la Georgia ha danneggiato un pilone dell’elettricità, recidendo i collegamenti per la sua esportazione in Russia, hanno detto alcuni funzionari dell’energia. E’ successo vicino al villaggio di Muzhava, nella stessa regione dell’attacco al convoglio europeo.
Perché Ahmadinejad è in Russia?

Ahmadinejad e Medvedev durante il meeting del BRIC
In Russia in questi giorni è in corso un summit annuale. Si chiama BRIC. E’ un acronimo che si riferisce alle economie che si stanno sviluppando più velocemente e con più potenziale, ovvero quelle di Brasile, Russia, India e Cina.
L’acronimo è stato siglato dalla Goldman Sachs, la compagnia finanziaria e bancaria di peso mondiale, nel 2001. Essa ha dichiarato che, per il fatto che stanno crescendo così rapidamente, per il 2050 le economie integrate del BRIC potranno eclissare le economie dei paesi ora più ricchi del mondo.
Questi paesi possiedono più del 25% delle terre emerse e il 40% della popolazione mondiale, e hanno un Prodotto interno lordo combianto di più di 15 trilioni di dollari. Su quasi tutte le scale, potrebbero essere la più grande entità sul globo.
La Goldmah Sachs predice che Cina e India, rispettivamente, saranno i fornitori dominanti, a livello globale, di beni industriali e di servizi, mentre Brasile e Russia potrebbero diventare i fornitori mondiale di materie prime. La cooperazione è stata ipotizzata come un passo logico nel BRIC, perché Brasile e Russia insieme possono fornire un prodotto ottimale per India e Cina.
E l’Iran cosa c’entra? Ahmadinejad ha lasciato i tafferugli di Teheran per trovare uno dei suoi più cari amici, la Russia, da sempre sostenitrice delle sue politiche.
Il BRIC non è il solo meeting di questi giorni. A Ekaterinburg si svolge pure il summit dei paesi del “Gruppo di Shangai” (Russia, Cina, Kazakhstan, Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan), nato per cooperare su sicurezza ed energia e bilanciare il potere degli Stati Uniti in Asia Centrale.

Il Gruppo di Shangai, con Ahmadinejad
L’Iran, invitato come osservatore, aspira ad entrarvi. Anche perché l’Iran rappresenta uno dei -pochi- paesi produttori di petrolio non allineati agli USA. E se non ti allei con loro, ti allei con gli altri. Specialmente in tempi di crisi politica, l’appoggio di altre potenze è essenziale.
Anche se la Russia parla delle elezioni iraniane come un “affare interno” del paese. Ma di affare interno si tratterebbe anche della questione nucleare, di cui invece la Russia fornisce tecnologia e combustibile. Grazie alla Russia, ancora, l’Iran ha potuto evitare le sanzioni peggiori da parte delle Nazioni Unite, grazie al potere di veto suo e della Cina, altra stretta alleata energetica.
Ahmadinejad non fa parola delle manifestazioni in Teheran, sembra sicuro che tutto ritornerà presto alla normalità. Oppure fa finta di niente, quando invece sfida gli Stati Uniti e il mondo occidentale dichiarando che è ormai al tramonto. Questa è un’ipotesi anche plausibile, ma bisognerebbe vedere come se la caverà l’Iran quando il petrolio, fra qualche decennio, sarà agli sgoccioli, così come l’uranio sarà diventato troppo caro da utilizzare come combustibile.
Il BRIC e il gruppo di Shangai vogliono ora una nuova moneta e una nuova architettura economica mondiale. Forse un giorno impareranno che non è coi blocchi che si vincono le battaglie ma attraverso l’integrazione equilibrata. Il fatto che questo “blocco”, poi, sia stato messo in piede da una società finanziaria americana, fa capire la mancanza di coerenza di questi politici.
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