I francesi depositano le scorie nucleari in Siberia. All’aria aperta

Le scorie nucleari sono un problema per tutti. Specialmente per noi italiani, ma anche per i cugini d’oltralpe. Accade infatti che, mentre in Italia le Regioni indicate come sedi di stoccaggio delle scorie future fanno ricorso, in Francia vi sono altri problemi.
Nel Belpaese non è impossibile far sparire i rifiuti tossici e radioattivi in zone sconosciute. In Francia si sta svelando uno scandalo colossale che sicuramente avrà delle conseguenze. La gestione elettrica delle centrali nucleari è affidata a Electricité de France (Edf), che si è scoperta stoccare una buona percentuale delle scorie, il 13% del totale, in Siberia.
Come comunicare in modo sicuro in un ambiente repressivo

Su uno dei twitter delle proteste iraniane, uno di quelli sicuramente in mano ai manifestanti e utilizzato da molti come fonte, c’è il link ad uno studio interessantissimo, pubblicato sul blog iRevolution, portato avanti dal Fletcher Summer Institute, un istituto di cultura non-violenta. Lo studio, in inglese, riguarda le tecniche per aumentare la propria sicurezza nella comunicazione in un regime repressivo, come quello iraniano appunto.
Ma non solo. Ho tradotto una parte significativa, a volte facendo dei riassunti, ma ho lasciato tutti i punti intatti. L’unica parte rimasta in inglese è quella più tecnica, che riguarda software etc di camuffamento. Chissà che ne avremo bisogno anche noi fra poco. Tra i tanti suggerimenti, quelli di non farsi identificare sui social network e sui blog.
Molti sono praticabili sono in casi estremi, come nelle dittature repressive militari, altri invece sono adattabili alla nostra realtà quotidiana. In alcuni casi anche gli americani potrebbero trarne vantaggio.
Da uno “Studio avanzato sui conflitti non violenti” emerge un’analisi su come comunicare in modo sicuro in un ambiente non permissivo o repressivo.
Il movimento non violento deve rimanere attivo e offensivo, stabilizzandosi su una tempistica almeno uguale a quella del regime. Se l’azione rallentasse un attimo, il regime avrebbe la possilità di entrare in vantaggio, e viceversa. Un principio presente anche nell’Arte della Guerra di Clausewitz.
I movimenti di resistenza non violenta sono solitamente guidati dagli studenti o persone giovani, che ora sono nativi dell’era digitale. Con l’espandersi di cellulari, social network e piattaforme online per contenere blog, il costo finanziario per parlare contro il regime repressivo è praticamente nullo. Per questo sono così utilizzati e lo saranno sempre di più.
Allo stesso tempo, le possibiltà di venire presi sono alte, specialmente per quegli attivisti politici che hanno un background nella sicurezza digitale. Tuttavia, i giovani non sono così coscienziosi dei rischi che attraversano, rispetto alla controparte adulta.
I regimi, chiaramente, diventano sempre più sofisticati nel filtrare, censurare, monitorare le nuove tecnologie – di solito in buona compagnia con aziende come l’americana Cisco – per distruggere i movimenti di resistenza.
Per quanto i regimi stiando diventando intelligenti, ci sono sempre delle falle nei controlli. Durante le recenti violenze in Iran, per esempio, facebook.com era bloccato, ma non facebook.com/home.php.
I nuovi media, in ogni caso, sono sempre visti come una minaccia e di conseguenza si prova a bloccarli prima che facciano danni.
E’ incredibile il numero di attivisti politici nei regimi repressivi che non sono consapevoli dei rischi seri che corrono usando i loro cellulari o Internet per comunicare con altri attivisti. L’unico modo per diminuire questi rischi è stare sempre un passo avanti al regime, ma la maggior parte degli attivisti non sono astuti dal punto di vista tecnologico.
Ci sono diversi modi per migliorare le tattiche e le tecnologie per la propria sicurezza. Un primo punto importante è accelerare il processo di apprendimento. Piuttosto che le gerarchiche, centralizzate strutture dei regimi repressivi, i network hanno più flessibilità e riscontri immeditati, che li fanno più adattabili.
Le tattiche di sicurezza digitale sono molte. Per esempio, essere sicuri di pagare per una Sim card in contanti e fuori dalla vista di telecamere di sicurezza è una tattica senza necessaria tecnlogia che incrementa le chance di stare al sicuro. Anche rimuovere la batteria del cellulare per evitare di essere geo-localizzati è una tattica simile.
Le tattiche che riguardano i cellulari sono per esempio queste.
- Comprare il cellulare lontano da dove si vive. Non comprare ultimi modelli, ma tenersi sulla semplicità, e che non permettano l’installazione di applicazioni esterne. Usare contanti per comprarli, così come per le SIM card. Evitare i centri commerciali e comprare invece in negozi piccoli o di seconda mano, che non hanno solitamente telecamere di sicurezza. Non dare i veri dati se chiesti.
- Usare SIM card multiple e molteplici apparecchi, e usare solo ricariche di volta in volta.
- Se non volete essere localizzati, rimuovere le batterie dai cellulari, e tenere la SIM card fuori dal telefono se non utilizzata, e conservarla in posti differenti. Utilizzare il cellulare in un veicolo in movimento riduce la possibilità di essere localizzati.
- Non dire mai niente che potrebbe incriminarvi.
- Utilizzare un codice
- Utilizzare gli squilli invece degli SMS ovunque possibile. Gli SMS sono visibili dagli operatori telefonici, inclusa la località, il cellulare e le identificazioni della SIM card. Secondo un recente articolo, il governo cinese ha fondato 2800 centri di sorveglianza per SMS sparsi per il paese per controllare e censurare i messaggi testuali.
- Usare nomi falsi per la rubrica e memorizzare i numeri più importanti. Cancellare frequentemente i messaggi e la cronologia delle chiamate. I dati sul telefono sono cancellati definitivamente solamente se vengono sovrascritti da altri dati. Se possibile non conservare SMS e chiamate.
- Non portare il cellulare ad incontri perché potrebbero essere modificati in potenziali ascoltatori / dispositivi per rintracciare. Gli operatori telefonici possono attivare in remoto un telefono come un registratore, senza guardare se qualcuno sta usando il telefono oppure che sia addirittura acceso. Questa funzionalità è attiva almeno sui network degli USA.
- Gli operatori possono anche accedere ai messaggi o ai contatti nella SIM card.
- I virus per i cellulari possono spandersi facilmente con la tecnologia Bluetooth, quindi dovrebbe essere disattivata se non utilizzata.
- Usare il Bluetooth per scambiare immagini etc può essere pericoloso. Allo stesso tempo, è difficile incriminare una persona ed è un buon modo per scambiare informazioni quando il network e Internet sono chiusi.
- Le SIM e i cellulari rintracciati è meglio bruciarli. Non è sufficiente distruggere la SIM e riusare il cellulare.
Le fotocamere digitali
- Tenere il numero di fotografie sensibili al minimo
- Aggiungere molte fotografie, specie di paesaggi, che non costituiscono alcuna minaccia
- Tenere la batteria fuori se non utilizzata, così da non poter essere accesa da altri
- Far pratica di fotografia senza guardare il monitor
Computer / Portatili
- Usare passphrases – password come frasi – per tutti i dati sensibili
- Tenere i dati più sensibili su dischi USB e trovare dei posti sicuri per nasconderli
- Avere un piano per eventualmente distruggere fisicamente o sbarazzarsi del computer se in pericolo
Memorie USB
- Comprare memorie USB che non assomiglino a delle vere memorie
- Tenerle nascoste
Comunicazione via e-mail
- Utlizzare un codice
- Usare passphrases invece di password e cambiarle regolarmente. Usare lettere, numeri e altri caratteri e farli complessi. Non usare informazioni personali. Non usare la stessa password per diversi siti.
- Non utilizzare mai il nome vero per gli indirizzi e-mail e usarne molti di indirizzi.
- Eliminare vecchi account e-mail regolarmente e crearne di nuovi
- Conoscere le politiche di sicurezza e privacy dei provider e osservare ogni cambiamento
Browser e siti web
- Spegnere, chiudere Java e altri potenzialmente add-on maliziosi
- Imparare gli indirizzi IP dei siti più visitati in modo che la cronologia del browser mostri solo numeri e non nomi
- Quando si naviga su un computer pubblico, cancellare i dati privati – cronologia di ricerca, password, etc – prima di andar via
- Quando ci si registra su un account su cui si sa di dover dare notizie sensibili, non usare l’indirizzo e-mail personale e non dare informazioni personali
- Non fare il download di alcun software che viene da un pop-up, possono essere malevoli e attaccare il computer o registrare le azioni online
- Non effettuare il login ad alcun sito sensibile mentre si ha un altro sito aperto
VoIP (programmi di telefonia online come Skype)
- Solo perché si parla online non siginifica non siete sotto sorveglianza
- Come per i fissi o il cellulare, utilizzare un codice, non dare dettagli salienti, non dire frasi incriminose.
- Ricordare che quando si fanno attività online, si può essere sorvegliati utilizzando tecniche off-line. Non importa che usate un VoIP criptato in un cyber-cafe, se la persona a fianco a voi è un ufficiale di polizia sotto copertura.
- Quando possibile, non fare chiamate sensibili in un cyber-cafe. Sarebbe troppo semplice per qualcuno stare ad ascoltarvi. Se dovete, utilizzate un codice non interpretabile da esterni.
Blog e siti di social network (come Facebook)
- Conoscere le leggi nel vostro paese circa la responsabilità, le diffamazioni, etc
- Quando vi iscrivete ad un blog dove pubblicherete materiale sensibili, non utilizzare dati personali né l’e-mail privata
- Nei post e nel profilo, non mettete l’immagine vostra o dei vostri amici, non usate il nome reale, non date dettagli che aiuterebbero ad identificarvi (città, scuola, datore di lavoro etc.)
- Piattaforme per i blog come WordPress consentono di pubblicare un post ad una data precisa. Usare questa funzione per auto-pubblicare in un giorno diverso quando siete lontani dal computer
- Nei social-network, creare un account per l’attivismo sotto un falso ma veritiero nome, in modo che l’account non possa essere cancellato, ma non ditelo ai vostri amici. L’ultima cosa che volete è che qualcuno vi taggi in una foto dando la vostra identità.
- Anche se cancellare il vostro account da un social-network, i vostri dati rimarranno, quindi fate molta attenzione a prendere parte in azioni politiche online.
- Mai partecipare in un gruppo sensibile con il vostro account reale.
- Non usare servizi a pagamento. La carte di credito può far risalire all’identità.
File sharing – condivisione di file
- Usare un account Gmail condiviso con una comune passphrase e semplicemente salvare le e-mail invece di mandarle. Cambiare la passphrase mensilmente
- Per condividere online, non mettere etichette a dispositivi di memoria – cd, memorie usb – con il contenuto reale. Se masterizzate un cd con un video illegale o un software o altro, scrivetevi un’etichetta di un album.
- Non lasciate i dispositivi dove possano essere facilmente trovati, se il vostro ufficio o casa possono essere perquisiti – come un su un tavolo, o una scrivania.
- Tenete copie dei vostri dati su due memorie USB e tenetele nascoste in posti differenti
- Quando pensate di posti sicuri, considerate chi potrebbe avervi accesso.
- Non viaggiate con dati sensibili con voi, a meno che non sia assolutamente necessario. Se lo è, siate sicuri di nasconderli su di voi e camuffarli – etichettate un cd di dati con un nome di album pop
Internet café
- Sappiate che siete guardati
- Sappiate che i computer hanno chiavi di rintracciamento e catturano le schermate, gli screenshots
- Evitate i cyber café senza un’uscita facile, e abbiate un eventuale piano in caso di uscita rapida.
Parla una bidella. Una realtà tutta diversa.

Sono collaboratrice scolastica in un Circolo Didattico da nove anni e avrei anch’io molte cose da dire. Sottolineo prima di tutto che non in tutte le scuole vi è un’impresa di pulizie, nella provincia della mia città non raggiungono la decina e sono esclusivamente in istituti superiori.
Io e i miei colleghi puliamo giornalmente le nostre scuole. Leggo che vi è un “bidello” ogni 2,2 classi. Noi siamo in sei, le classi sono dieci, quindi può essere vero, ma forse no. Nella scuola in cui lavoro ci sono più di 250 bambini, vi sono quasi trenta insegnanti, il personale di segreteria e quello di cucina (esterno). Vi sono dieci aule didattiche, l’aula computer, quella di religione, di sostegno e di inglese. Ci sono cinque aule laboratorio, tre uffici, due aule e un salone per le riunioni e una palestra.
La scuola è circondata da tre parchi e vi si accede da tre grossi viali alberati che vengono spazzati giornalmente da… noi. E poi ci sono le scale, interne ed esterne. In sei puliamo tutto questo tutti i giorni. Ma a gruppi di tre al mattino e tre al pomeriggio (ed ecco come 2,2 a classe diventa 3,3 a classe). E contando i ventisei locali della scuola più gli otto corridoi e i 12 bagni si diventa… un bidello ogni QUINDICI LOCALI da pulire giornalmente. Esclusi i parchi. La scuola è a tempo pieno ed è aperta dalle sette del mattino alle sette di sera. Noi puliamo dalle 16,30 alle 19,00 di sera e quel che rimane (perchè rimane metà scuola, visto che in TRE in due ore e mezza puliamo quel che possiamo), viene finito dai tre colleghi del mattino dopo dalle 7,00 alle 8,25, orario d’ingresso dei bambini.
Ma se state sempre seduti tutto il dì, mi si dirà… Le scuole sono di quattro tipi: materne, elementari medie e superiori. Quindi i collaboratori scolastici hanno funzioni diverse a seconda di dove lavorano. Nelle scuole materne le bidelle tagliano e preparano la frutta per i piccolini, li puliscono e cambiano al bisogno, li imboccano quando serve. Seguono, cambiano e puliscono i piccoli invalidi in assenza della loro assistente. Preparano loro i lettini, gli mettono e levano le scarpine, li coccolano quando hanno “nostalgia” della mamma. E fanno le pulizie. Ferme non stanno di sicuro. E a turno vigilano sull’ingresso, perchè nessuno scappi e nessun estraneo entri (ah, sì, lì stanno ferme, ci si riferirà a quello?). Alle elementari le bidelle distribuiscono la frutta nelle classi, sorvegliano i bagni e i corridoi, portano la posta a mano presso i vari enti (così la scuola risparmia in francobolli?), continuano le pulizie nei locali liberi per portarsi avanti sul lavoro e fanno fotocopie. Una marea di fotocopie. Continuamente fotocopie. Duemila e più al giorno per tutte le maestre e i bambini e, anche, in supporto alla segreteria. Naturalmente si occupano anche dell’igiene dei bambini normali e diversamente abili e del pronto soccorso. E a turno sorvegliano l’ingresso. Sarà per questo che gira voce che stiamo sempre sedute?
Alle medie ci sono di nuovo le pulizie e le fotocopie ma lì comincia ad essere soprattutto importante la sorveglianza. Ci sono i primi veri atti di bullismo, i primi furti, i fumatori, i writers e gli ormoni corrono. Non ci si porta più avanti con i lavori e ci si allontana il meno possibile dai corridoi. Parliamoci chiaro, la scuola non si fida più, i ragazzi vanno sorvegliati e, non essendoci guardie giurate, ci deve pensare il bidello. Che sta lì seduto davanti alla classe e si limita a pulire il corridoio, i bagni e le scale fra una campanella e l’altra. Oppure legge il giornale, per non suicidarsi dopo 5 ore di noia, pensando che all’uscita dei ragazzi avrà sì e no un’ora per pulire le aule e non può portarsi avanti in niente. Stanno seduti? Sì. Ma se volete potete farli alzare e muovere, poi però se un ragazzino ruba un giubbino, da fuoco ai cestini del bagno o prende a calcioni un compagno non lamentatevi.
I bidelli più “immobili” sono alle scuole superiori, dove devono sorvegliare l’odierna società giovanile. Viene loro ordinato dal preside di non muoversi dai loro reparti e vengono ritenuti responsabili di ogni atto vandalico o aggressione avvenuta in loro assenza! Senza di loro i corridoi della scuola vivrebbero l’anarchia. Si potrebbero mandare a fare altro o tagliarli di numero, ma poi in quel corridoio, in quel bagno, in quell’angolo di cortile, chi sorveglierebbe gli studenti? E, naturalmente, anche loro fanno le pulizie.
Ricapitolando, in una scuola ci sono sei bidelli, uno ogni 2,2 classi (circa 50 bimbi + insegnanti). Lavorando a turni diventano uno ogni 3,3 classi (circa 75 bimbi + insegnanti). Lavorando su 46 locali diventano uno ogni 15 locali da pulire. Tempo di pulizia della scuola a disposizione 2,30 ore al giorno. Esclusi i cortili.
Ricordo che quando si dice che ad una scuola sono stati assegnati 20 collaboratori scolastici si intende che ad una Direzione sono stati affidati tot collaboratori, che verranno spalmati e distribuiti su tutte le scuole e succursali di sua competenza. Nel mio Circolo Didattico vi sono 24 collaboratori DIVISI fra quattro scuole elementari e tre scuole materne, di varia metratura, con più sedi e su più turni di servizio, essendo tutto il Circolo Didattico a tempo pieno. La mia è la più grande e ne ha sei, la più piccola ne ha solo due.
Voglio sottolineare che quando un bidello è fermo in corridoio o nell’ingresso c’è SEMPRE dietro un ordine dall’alto. Il Dirigente vuole la sicurezza scolastica e dire che il collaboratore non fa niente equivale a dire che la guardia giurata fuori da una banca non serve a niente!
Purtroppo bisogna segnalare i punti dolenti.
Il primo è l’assenteismo. Anni fa il mio lavoro era spesso assegnato dal Comune a persone che definire “inadatte” è una carineria. Vedove analfabete, disoccupati con problemi familiari e… ex tossicodipendenti da reinserire nella società. Gente incapace di stare in società e con i ragazzini, gente che ha sempre fatto, e fa, quello che vuole. A questi bisogna aggiungere tutte quelle madri lavoratrici che, semplicemente, si rifiutano di fare un qualsivoglia straordinario e che sono sempre in malattia per via dei figli (salvo vederle in centro con gli stessi la sera, all’ora dell’aperitivo). O i colleghi anziani, “che io fare di più non posso” e si siedono mentre gli altri lavorano, ma sono da capire e da coprire (peccato facessero così già a trent’anni). E la miriade di “invalidi”, che non possono fare le pulizie, non possono piegarsi, non possono trasportare oggetti pesanti, ma la sera vanno a ballare e, pur avendo problemi di vista, guidano la macchina alle due del mattino. E tutti coloro che usufruiscono della Legge 104 (tre giorni liberi al mese per assistere un familiare invalido) per un parente invalido che vive a 600 chilometri da casa loro con moglie e altri figli in casa!
Sono gli intoccabili, anche perchè le leggi che riguardano la scuola sono contorte e farragginose e rendono quasi impossibile colpire o licenziare un dipendente. Abbiamo presidi che prendono più che bene ma che non fanno, semplicemente, il loro lavoro come si deve. Perchè è troppo complicato, non hanno tempo, non hanno voglia, semplicemente non gli interessa, tanto mica sono colleghi loro e a loro nessuno li comanda e fanno quello che vogliono. E per questi colleghi subiamo noi e viene umiliata tutta una categoria!
Da ultimo voglio ricordare che adesso per diventare collaboratore scolastico bisogna essere in possesso di un diploma di scuola superiore di almeno tre anni e avere la fedina penale pulita. Noi non facciamo più solo le pulizie, ma ci occupiamo anche di macchinari sofisticati, supportiamo la segreteria, trasportiamo documentazione e denaro per conto della scuola. Ci occupiamo dell’incolumità degli alunni, del loro primo soccorso (facciamo corsi di pronto soccorso e sulla sicurezza con i vigili del fuoco), della loro igiene. Abbiamo 32 giorni di ferie l’anno per 945 euro minimi al mese. Siamo in servizio durante le vacanze di Natale, di Pasqua e di Carnevale, a luglio e ad agosto. Apriamo le scuole alle 7 del mattino e, in alcuni casi, le chiudiamo anche oltre la mezzanotte. Ci viene chiesta affidabilità e professionalità. Nessuno lo sa, ma siamo pubblici ufficiali. Quando sono passata di ruolo ho prestato giuramento allo Stato Italiano.
Vogliono tagliarci di numero perchè siamo troppi? E chi pulirà le scuole, chi sorveglierà e cambierà i bambini, a chi si affideranno gli insegnanti al di fuori delle aule? Ad un’impresa di pulizia? Persone dall’ignota fedina penale, che cambiano lavoro continuamente e di cui nessuno sa nulla? Che se sparisce una cosa nessuno sa dove andare a cercare? Anni fa la mia Direttrice Amministrativa mi disse che volendo già da tempo avrebbe potuto richiedere un’impresa di pulizie. In questo caso le sarebbero bastati 2/3 bidelli a scuola per le aperture e chiusure e per le fotocopie. Ma non l’avrebbe mai fatto. Perchè non avrebbe saputo “chi si metteva in casa”, gli insegnanti e la segreteria non avrebbero avuto appoggi onesti e affidabili, i bambini non avrebbero avuto chi li seguisse e proteggesse, avrebbero dovuto rinunciare alla sorveglianza dei vari piani e corridoi della scuola. Ed era pensiero comune di buona parte della città.
Ma il mio è il caso di una città della Lombardia, non è il Lazio con le sue maxi imprese di pulizia e non è una buona parte delle città del Sud, dove al fianco dei miei colleghi ci sono i lavoratori socialmente utili, gente che in qualche modo bisogna piazzare e che alleggerisce di molto il lavoro di tutti.
Se bisogna aggiustare le cose le si aggiusti dove si deve, non ciecamente, fregandosene delle varie esigenze e realtà regionali, cittadine, scolastiche.
Si smetta di assumere personale senza tener conto delle opinioni del loro datore di lavoro, si smetta di assumere invalidi in ugual misura dei colleghi “sani” (vi immaginate una fabbrica con 200 dipendenti di cui 100 sono INVALIDI e non fanno NIENTE?). Si valutino anche l’orario scolastico, l’ampiezza delle scuole e il numero dei loro locali (con la legge attuale se dovessero assumere qualcuno per pulire Versailles direbbero: “Ci vivono solo i custodi che son quattro, quindi basta solo una donna”! La voglio vedere questa poveretta che si pulisce una reggia da sola perchè ci sono pochi abitanti e quindi basta e avanza…).
Scusate la lunghezza di questo mio sfogo, ma certe cose è bene sottolinearle. Noi non siamo giocattoli che stanno in vetrina. Noi lavoriamo, ci diamo da fare e combattiamo tutti i giorni contro i mulini a vento delle leggi che ci tagliano, degli alunni che ci ignorano, dei Presidi che se ne fregano, dei colleghi membri di categorie protette che ci guardano dall’alto in basso e di una popolazione che ci disprezza, il cui odio è istillato dal Ministro della Pubblica Istruzione, che invece di proteggerci ci paga pochi euro al mese e ci ritiene indegni della sua Attenzione (con il nostro stipendio, secondo lo Stato Italiano, viviamo con un reddito al di sotto della linea di POVERTA’).
Più vessati di così non si può!
Ah, già, almeno di noi si parla… I nostri colleghi ATA impiegati e tecnici nessuno li nomina mai…
Che capitolo doloroso è la scuola italiana… dove anche il Ministro della Pubblica Istruzione non ha alcuna idea del mestiere che fanno i suoi dipendenti…
Arrivederci e grazie. Grazie mille.
Leda
Mercenari non più fuorilegge in Iraq
I portavoci delle maggiori aziende di contractors hanno rifiutato di commentare il cambio di status legale in Iraq. Perché quando il parlamento Iraqeno ha approvato la decisione di ritiro delle truppe USA entro il 2012, ha affermato anche: d’ora in poi i contractors – ricordate i famigerati scandali della Blackwater? – non saranno più al di sopra della legge.
Alcuni dicono che le conseguenze non saranno prevedibili. Altre compagnie affermano che gli Americani in Iraq vorranno vedere come il governo iraqeno utilizzerà questo nuovo potere, e aspetteranno per vedere se ci saranno arresti arbitrari o corti corrotte a prendere decisioni, prima di decidere se stare o meno.
Il primo effetto? La fuga. Ora lavorano circa 170.000 contractors, o mercenari, sia per i militari che per altre agenzie. Molti di più che il numero totale di soldati americani. Ma solo il 17% appartengono agli USA. Metà sono iraqeni, il resto sono di paesi terzi. Senza più l’immunità legale, il numero degli Americani potrebbe precipare velocemente.
Nessuno sa esattamente come questa ordinanza verrà applicata. Un goveno che non ha il controllo totale nemmeno nella capitale non è chiaro come potrebbe efficacemente contrastare atti illegali esterni. Il punto semmai è se questa decisione sarà retroattiva. Ovvero, se tutti i contractors che hanno commesso impunemente crimini saranno giudicati in territorio iraqeno e, se sì, da chi.
Le implicazioni dell’immunità di questi mercenari non si basano solo su una presunta necessità, se non obbligo, del loro utilizzo per il controllo del territorio. In questi anni di guerra più o meno scoperta più di 1000 contractors sono stati uccisi. Semplicemente, dicono, tolta l’immunità “non si sarebbe in grado di prendere se non la gente più disperata a fare questo lavoro, cadendo sotto le loro ridicole leggi”. “Loro, gli iraqeni, non sono in grado di governare se stessi e ora vogliono giudicare e governare i contractors.”
Altri ufficiali di sicurezza dicono invece che “se non si commettono azioni che vanno anche oltre le regole d’ingaggio USA, non ci dovrebbe essere niente di cui preoccuparsi”. Sicuramente di fronte al supposto pericolo imminente soldati dal grilletto facile tendono a sparare, senza fare domande. Quale sarebbe il problema dunque di togliere dalla circolazione questi mercenari, e spendere questi soldi per addestrare e mantenere normali forze di polizia?
(fonte: NYT, Stars and Stripes)
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