Olio d’oliva, opposizione e Gaza
Martedì, ho scritto al mio amico e qualche volta dotte Miriam Garfinkle, per dirle che sto finendo l’olio d’oliva dalla Palestina, che lei vende. E’ di solito dilingete, a volte fanatica, a riguardo. Le porta calma, dice, perché è cresciuta sempre più angosciata dall’occupazione israeliana, là, e sempre più immersa nelle azioni dissidenti Ebree . Non ho sentito altro da lei.
Poi, Mercoledì, ho visto alle notizie che era in un gruppo di donne Ebree che avevano occupato il consolato Israeliano a Toronto, in una protesta simbolica contro la rioccupazione, o “incursion”, dei militari Isreaeliti dentro Gaza. L’olio d’oliva, pure, è simbolico, dei molti alberi là sradicati, e di un modo di vivere in gran parte distrutto con essi.
Più tardi, ho parlato con un amico Ebreo che mi dice che, quando legge le news da Gaza, le fa male lo stomaco. Ho chiesto perché. E’ un misto, dice: l’orrore che è fatto da Israele alla gente di Gaza, e la paura che la sua reazione porti a pensare ad un suo supporto ad Hamas, spiegato a distruggere Israele e uccidere Ebrei. Ho cominciato a dirle che il passato di Hamas è più complesso di questo, ma non aveva importanza. Queste sono questioni in cui sei portato dentro le tue emozioni, e la tua ragione segue le piste che portano alle viscere.
Eppure, questo tipo di Ebrei dissidenti ora si sta allargando. Non è più solo questione di individui. C’è un gruppo Canadese chiamato le Voci Ebree Indipendenti, che incluso le Donne Ebree contro l’Occupazione; il famoso NION (Not In Our Name – Non Nel Nostro Nome), etc. Un gruppo c’è anche nel Regno Unito, e altri in Sud Africa, Svezia, Francia, Italia, Germania, Belgio e Stati Uniti, in cui ha anche una nuova lobby Ebrea in Washington, J Street, fondata per andare contro la potente lobby Israeliana di destra, AIPAC. Questo livello di attività è oltre le voci solitarie come quelle di Noam Chomsky o, in Israele, Yeshaya Leibowitz nel passato, e Amira Hass o Avrum Burg nel presente.
(tratto da Globe and Mail, by RICK SALUTIN )
USA e Canada, un intreccio in una crisi senza sbocchi
Non c’è pericolo, le industrie automobilistiche non falliranno. E’ troppo pericoloso per l’economia americana, afferma Bush negli ultimi giorni di presidenza. Se il piano di 17 miliardi di dollari è stato bocciato dal Senato, ora si studia un piano per far entrare le tre compagnie in via di bancarotta, Ford, Chrisler e GM nel piano di salvataggio di 700 miliard di dollari approvato poco tempo fa, orginalmente per le banche. Certo, se la situazione fosse più rosea si potrebbe aspettare il cambio di amministrazione e tentare ancora. Ma non c’è tempo, hanno dichiarato che hanno liquidità fino a fine mese. Poi, stop.

L’economia canadese è strettamente allacciata a quella statunitense, per quanto non possa sembrare a prima vista. Specialmente per quanto concerne l’automobile. Il Canada non possiede una dichiarata compagnia nazionale, e si appoggia su quelle dei vicini di casa. Non a caso, Detroit, sede principale delle tre case produttrici, confina direttamente col Paese della foglia d’acero. Il passaggio di confine di americani e canadesi è ovviamente molto frequente, viste le differenze economiche. Quasi come per gli italiani andare in Svizzera a fare benzina. A proposito, qui la benzina costa 0.75 dollari a litro, circa 50 cent di euro. Conveniente no? Negli Stati Uniti è ancora più economica.

Tornando all’argomento precedente, il Canada e l’Ontario, regione di Toronto già con un debito di 164 miliardi di dollari – guarda qui - finanzierà 3 dei 17 miliardi di dollari, dopo averne spesi già molti per evitare i rischi della crisi dei sub-prime appena “passata”. Le tre compagnie hanno diversi stabilimenti nel Paese e, se dovessero fallire, migliaia o decine di migliaia di persone resterebbero senza lavoro, portando anche il Canada in recessione economica. Per puntualizzare, essa è stata già dichiarata quasi ufficiale.
Intanto GM e Honda hanno già licenziato centinaia di lavoratori. Ciò evidenzia come la crisi dei crediti/debiti abbia praticamente congelato la vendita di auto e colpito tutte le compagnie. Tutti gli stabilimenti GM in Nord America saranno chiusi per il mese di Gennaio, così come alcuni impianti che producono veicoli sportivi. Uno stabilimento Chrysler in Windsor, Ontario, che produce mini-van chiuderà per l’intero mese e un altra fabbrica di automobili in Brampton, Ontario, chiuderà per le prime due settimane di Gennaio.
La buona notizia è che tutto ciò ha risvegliato il senso di appartenenza della classe lavoratrice in questo settore, che ha cominciato una settimana fa a scioperare negli stabilimenti in pericolo. Manifestando che i soldi sarebbero serviti sì per non chiuderli, ma che non avrebbero salvato gli operai dal licenziamento, hanno ottenuto, a detta loro a sorpresa, un paio di risultati. Quello che chiedevano, tuttavia, non era niente di eccezionale. Hanno preservato lo spirito americano, hanno gridato e chiesto solo quello che la legge garantiva loro, niente più: la retribuzione delle vacanze non conseguite, e 6o giorni di cassa-integrazione. E’ stato loro concesso. E ora?
Quanto potranno sopravvivere tre delle più grandi compagnie automobilistiche al mondo, con 17 miliardi di dollari, senza più persone che comprano macchine?
La notte bianca di Toronto – La nuit blanche
Una settimana fa, sabato 4 ottobre, è avvenuto la Scotiabank Nuit Blanche. Una notte in cui dalle 8 di sera alle 7 di mattina in cui gran parte della downtown Toronto è stata coperta da artisti contemporanei – canadesi e non.
Impressioni? La parte più interessante che ho visto – in ogni caso, in quattro ore di camminata ho passato meno di un terzo degli eventi – è stata una galleria di artisti contemporanei e non, giapponesi.
Già l’ambiente culturale canadese è estremamente povero; e ora che ho avuto una più limpida idea di com’è si fa arte qui, ho notato che è, semplicemente, estremamente decadente. Visto che siamo nel continente americano, ci si aspetta che le tendenze occidentali siano ai livelli più avanzati. Ma quello che ho visto è un’arte destinata a: 1- divertimento o intrattenimento; 2- decorazione della casa.
La decadenza sta nell’usare non concetti forti, ma una tecnica coinvolgente e aggressiva, senza esprimere praticamente nulla in particolare. I concetti sono abusati e, in pratica, ho trovato che l’arte qui è senza idee.
- Equilibrista – sputafuoco in Dundas square
- Nel blu, Eaton Centre
- La Town Hall rivestita di luci in movimento
- Scorcio notturno
- Lo speculatore
- Luci e suoni in downtown
- Scorcio, con il beneficio del dubbio in lontananza
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