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L’oppio afgano fa il giro del mondo sempre più velocemente

Secondo l’ONU, il commercio di eroina sta finanziando il traffico di droga, armi e il terrorismo internazionale per anni a venire. La causa? Negligenza dei paesi che operano nella zona

Le conseguenze della diffusione a livello mondiale dell’oppio afghano sono devastanti, ha dichiarato un rapporto delle Nazioni Unite.
Niente di nuovo, se non viene accompagnato da qualche dato. Il mercato dell’oppio vale 65 miliardi di dollari con una cifra – stimata secondo i consumi – di 15 milioni di dipendenti dalla droga. Uccide 100.000 persone all’anno. Dell’oppio di cui si sa ufficialmente l’esistenza in Afghanistan solo il 2% si sequestra ogni anno, a causa di corruzione, mancanza di controlli e di leggi. Anche la Colombia fa meglio, con il 36%. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che stanno morendo più Russi ora a causa della droga che soldati sovietici durante l’invasione del paese.

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22 Ottobre 2009 Pubblicato da ecultic | Asia, Europa, USA, economie | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Obama e il compromesso Sudan, l’Italia e la vendita di armi

Il presidente al-Bashir è condannato dall’Aja, ma c’è bisogno di lui per la pace. Le industrie italiane intanto gli vendono armi.

al-Bashir, presidente del Sudan

al-Bashir, presidente del Sudan

IMPEGNO FORTE. Il presidente USA, ormai in carica da quasi un anno, in politica internazionale è sempre più esposto al compromesso. Ma si è sempre qualificato come tale. Un compromesso che a volte è stato definito vigliaccheria dai repubblicani. Lui la definisce diplomazia. Qualsiasi termine si usi, è una tecnica che permette sia di guadagnare tempo, sia di trovare nuove soluzioni. Chiaramente non è una politica che paga sempre.
Proprio ora è più attiva che mai, con l’Afghanistan (il nuovo ballottaggio), l’Iran (la ripresa dei negoziati sul nucleare) ma anche con il Sudan.
Il presidente di questo paese, al-Bashir, è sotto pressione da quando la corte dell’Aja ha emesso un mandato di cattura internazionale, con l’accusa di crimini contro l’umanità. In seguito Gheddafi, presidente di turno dell’Unione Africana, ha detto ai paesi membri di non rispettare questa decisione. La domanda quindi è: se il presidente del Sudan andasse in un altro paese, verrebbe arrestato?

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20 Ottobre 2009 Pubblicato da ecultic | Africa, USA, diritti umani, economie | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Vendite di armi alle stelle (e striscie). L’Italia subito dietro

Il commercio mondiale di armi (armsflow.org)

Anche se l’economia americana è in affanno, la vendita di armi e tecnologia bellica all’estero non si ferma. Gli Stati Uniti rimangono in prima posizione con un valore di quasi 11 miliardi di dollari di vendite, sicuramente una buona voce nell’import della federazione.

Chi ha comprato di più dagli Stati Uniti è Israele, per un valore di 1,3 miliardi di dollari. Queste armi, convenzionali o meno, sono quelle di cui l’ONU ha dichiarato l’illegittimità d’uso nell’ultima guerra, l’operazione Piombo fuso. Secondo l’agenzia con sede a New York, sono stati commessi vari crimini di guerra, come colpire deliberatamente con missili  abitazioni o altre strutture civili, come la stessa sede delle Nazioni Uniti a Gaza. Oltre ad utilizzare bombe al fosforo bianco in zone densamente abitate.

Seguono ad Israele, come acquirenti, Arabia Saudita con più di 800 milioni di dollari – per difendersi da chi? Quanto è grande l’esercito saudita? – Corea del Sud con circa 800 milioni, Egitto con 788 milioni e Polonia con 733 milioni. Di quest’ultima è lecito domandarsi se abbia ancora paura dei vicini russi, sempre più interferenti. Considerando che è uno dei paesi volontari per installare il cosiddetto Scudo antimissile statunitense.

Pakistan e Iraq hanno pagato all’alleato d’oltreoceano 271 e 442 milioni di dollari in armamenti.

Seconda nella classifica si posizionerebbe la Russia. Secondo i dati dell’agenzia ‘Rosoboronexport’, le vendite si sono attestate intorno ai sette miliardi di dollari. Secondo altre fonti, però, seconda sarebbe l’Italia.

Già, la nostra economia procede ancora grazie alla mafia e alle armi. Sempre che non si tratti della stessa cosa. L’export italiano è stato per il 2008 di 3,5 miliardi di dollari. Se consideriamo questa cifra come un terzo di quella USA, e la piccolezza della nostra economia in confronto alla superpotenza, il fatto è incredibile.

Le vendite russe oscillano tra i 3,3 e i 7 miliardi per via del commercio illegale. Non tutte le armi sono infatti vendute per vie legali, visti anche gli intrecci geopolitici e le influenze russe più o meno nascoste nei governi di molti paesi.

Una novità consistente è che sono i Paesi in via di sviluppo ad aver aumentato in modo considerevole queste importazioni. Oltre il 70% del mercato americano, per un valore di 29,6 miliardi di dollari.

Ma anche dalla Russia. Tra i paesi che da sempre importano armi dalla russa Rosoboronexport, vi sono Algeria, Angola, Burkina Faso, Botswana, Etiopia, Libia, Marocco, Mozambico, Namibia, Sud Africa e Uganda.

Come un ritorno alla guerra fredda, dove le superpotenze armavano i vari stati gli uni contro gli altri. Contro chi si sta armando il Terzo mondo?

Il commercio mondiale di armi (armsflow.org)

18 Settembre 2009 Pubblicato da ecultic | Africa, Americhe, Italia, Medio Oriente, economie | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Ucciso il leader di al-Qaeda in Somalia. Ma non è la prima volta

Non i francesi ma gli americani dietro al raid di qualche giorno fa in Somalia. Per quanto testimoni avessero visto le insegne francesi sui quattro elicotteri dell’operazione, la conferma è arrivata dagli organi militari statunitensi. Le loro truppe hanno catturato Saleh Ali Saleh Nabhan, capo del gruppo al-Shabab (letteralmente “la Gioventù”) e quindi considerato dall’intelligence americana capo di al-Qaeda in Somalia.

Al-Shabab è nato dopo la ritirata delle Corti Islamiche da gran parte del paese, grazie all’intervento dell’esercito etiope. Nel vuoto di potere al-Qaeda si è infiltrata e ha formato questo gruppo estremista. In questa operazione, con mezzi francesi o meno, gli agenti degli USA hanno prelevato Nabhan. Dopo gli attacchi in un hotel in Israele e su un’aereo di linea in Kenya nel 2002, era inseguito da diversi anni.

Il raid tuttavia non è piaciuto ai somali, che vedono un’ingerenza straniera sempre più invadente nel paese. Se non fosse stato per gli aiuti esterni, la Somalia sarebbe molto probabilmente ora in mano alle Corti Islamiche. Delle quali, ricordo, non sono mai stati accertati legami con organizzazioni terroristiche quali al-Qaeda. Anzi, almeno nelle fasi iniziali, erano viste di buon occhio grazie all’approccio moderato e alla stabilità che avrebbero potuto offrire al paese, tormentato da decenni di guerre.

Gli attacchi delle forze straniere si teme che possano incentivare l’estremismo nella regione, che già trova terreno fertile tra i giovani senza nessuna prospettiva futura.

L’ultimo raid contro al-Shabab è avvenuto nel Maggio 2008, uccidendo il suo leader e altri dieci miliziani. Ora la storia si è ripetuta, ma è facile supporre che non è stata toccata la capacità operativa del gruppo, e un nuovo capo sarà presto trovato.

15 Settembre 2009 Pubblicato da ecultic | Africa, USA | , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

I militari USA si ritirano dalle città irachene

Il ridispiegamento in patria delle truppe americane è previsto per il 2011, con un significativo ridimensionamento appena dopo le elezioni del prossimo Gennaio. Ma ora è stata posta quella ormai definita come “pietra miliare”. Per quanto i militari continueranno fino ad allora ad affiancare le forze irachene, l’esercito non ci sarà più nelle città.
E’ stata indetta una vacanza nazionale – il Giorno di Sovranità Nazionale – e a Baghdad si è tenuta una grande festa per celebrare il cambiamento.
Ora le truppe sono in allerta per una ripresa degli insorti nel cambio di guardia. Sia gli americani che gli iracheni si aspettano nuove ostilità, e che i gruppi di al-Qaeda nel paese ricomincino a fomentare le divisioni settaria tra i vari gruppi o clan.
Il successo del ritiro dei militari dipenderà da come i politici riusciranno ad affrontare il problema della sicurezza, totalmente nelle loro mani.
Lunedì 29 Giugno soldati iracheni hanno fatto una parta per le strade di Baghdad con bandiere irachene e fiori, mentre venivano suonate dagli altoparlanti dei checkpoints canzoni patriottiche.
I comandanti USA dicono che le forze di sicurezza irachene ora sono pronte per affrontare il compito della sicurezza. Negli ultimi anni la violenza è molto diminuita nel paese. Ma già nei mesi recenti, è ritornata l’insurrezione con tre attacchi, negli ultimi dieci giorni, tra Baghdad e Kirkuk, che hanno fatto 170 morti e molti altri feriti.

30 Giugno 2009 Pubblicato da ecultic | Medio Oriente, USA, elezioni | , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.