Il Togo abolisce la pena di morte

La repubblica del Togo ha abolito la pena di morte mercoledì 24 Giugno. Il parlamento della nazione ha votato all’unanimità, presente il primo ministro spagnolo Zapatero, per suggellare questa modifica.
Nel Togo c’erano ancora sei detenuti condannati alla pena capitale, ma non c’è un’esecuzione, ormai, dal lontano 1978.
Zapatero sta facendo grandi sforzi nel mondo per approvare moratorie contro la pena di morte, da trasformarsi, successivamente, in leggi.
Il ministro della Giustizia togolese Kokou Tozoun ha detto: “Penso che sia la migliore decisione che abbiamo preso quest’anno… non abbiamo il diritto di decidere di dare la morte a qualcuno, se sappiamo che la morte non sia una buona cosa da dare.”
Amnesty International ha detto che il Togo è diventato il 15° membro dell’Unione Africana e il 94° nel mondo ad aver abolito la pena di morte per tutti i crimini.
Il Togo è una democrazia formalmente dal 1979, ma si sono succeduti, anche da allora, alcuni colpi di stato. Al potere è stato tuttavia sempre, da quell’anno,
Gnassingbé Eyadema, rieletto più volte in modo poco democratico. Nel 1998 l’Unione Europea ha sospeso gli aiuti al regime a causa delle violazioni dei diritti umani, ma esso si è riconfermato con altre elezioni irregolari nel 2002.

La diplomazia occidentale - L'incontro di Gnassingbé con Benedetto XVI
Nel 2005 Eyadema è morto, e gli è succeduto alla guida del partito il figlio Faure Gnassingbé. Il quale tiene nuove elezioni, segnate da molte violenze. Tuttavia, come primo ministro pone Kodjo, esponente dell’opposizione moderata.
Mentre nel 2006 viene formato un governo di unità nazionale, le elezioni del 2007 vedono ancora la vittoria a Gnassinbé, che assegna l’incarico di primo ministro a una persona di partito. Nel 2008, quando questa persona da le sue dimissioni, è subentrato un altro membro dell’opposizione.
Nel corso degli anni, più di 40.000 Togolesi sono dovuti fuggire verso le nazioni vicine, a causa delle violenze e della dittatura.
Un’altra repressione violenta in Iran
La telefonata di una ragazza presente ad una manifestazione, oggi in Tehran, caricata dalla polizia o dai basiji, non è chiaro. Sembra ci siano stati diversi morti.
La guerra civile messicana
Tutti sono presi dall’economia nostrana e d’oltreoceano. Tutti hanno dimenticato quel che accade nel resto del mondo, un mondo che è diverso dal nostro e ha altre battaglie, ben peggiori, da affrontare.
Prendiamo un altro vicino degli USA, oltre al Canada. Parliamo del Messico.
Una guerra è in atto in questo Paese. Il governo e la popolazione stanno cercando di lottare contro i trafficanti di droga, che controllano parte del nord. Perché è così grave la situazione?
In modo intollerabile, i narcos hanno causato la morte di più di 3700 persone solo quest’anno, specialmente nella cittadina di Tijuana, epicentro della crisi. Da qualche tempo hanno cominciato ad aumentare le atrocità torturando i malcapitati, che a volte sono di un altro cartello della droga, facendo a pezzi i corpi e in vari modi lasciandoli davanti alle scuole elementari, conoscendo il fortissimo impatto che la notizia avrebbe trovato. I bambini hanno cominciato ad abituarsi alla vista dei cadaveri, e quasi ad entusiasmarsi. Alcuni si stanno chiudendo nel silenzio, chiedendo: ‘Perché sono morti?’ Nelle strade o sotto i ponti, l’intera popolazione è terrorizzata alla continua vista di corpi decapitati, bruciati o sciolti nell’acido.
Dopo l’elezione dello scorso anno, il nuovo presidente Calderon ha dichiarato guerra ai produttori e trafficanti messicani, proponendo nuove leggi che hanno rinvigorito l’azione dello Stato e si è mandato l’esercito ad affiancare le forze di polizia.I narcotrafficanti spesso sono meglio armati delle forze governative e ingaggiano vere e proprie battaglie. La strenua lotta è diventata nel tempo una vera guerriglia. Può far invidia alla camorra o alla mafia nostrana, anche se i metodi, purtroppo, penso siano stati esportati proprio da qui.
I giovani sanno già i nomi dei trafficanti di drogra, non solo dalle orrende notizie ma anche da canzoni popolari che fanno di costoro eroi, e da internet, dove spesso si possono vedere le scene degli omicidi su Youtube.
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